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Preticattolici.it |
PSICOLOGIA
La psicologia, la psicoterapia e psichiatria sono oggi in grado di offrire vie di uscita a situazioni una volta giudicate incomprensibili, disperate o inguaribili. Anche a coloro che sentono interiormente la fatica e le conseguenze di scelte, attività, disturbi, fallimenti, ministero, relazioni vengono offerti dalla moderna psicoterapia di accompagnamento gli strumenti per recuperare, serenità e vitalità abbandonando un vissuto depressivo giudicato senza uscita.
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Sommario
Distinguere celibato e pedofilia LA CRISI DELL'ETA' DI MEZZO NELLA VITA DEL PRESBITERO (.pdf) Dio chiama anche i gay al sacerdozio Senso di colpa e gioia del perdono |
Distinguere celibato e
pedofilia di Stéphane Jaulain* in “Le Monde” del 14 marzo 2010 Ho appena letto l'ennesimo attacco contro il celibato consacrato nella Chiesa cattolica, fondato su di uno pseudorapporto che potrebbe esistere tra questo e la pedofilia. È vero che il celibato ecclesiastico susciti interrogativi e questo va bene, ma è falso che esista un legame di causalità tra i due. Hans Küng malauguratamente non comprende un gran che del funzionamento di questa grave patologia dell'oggettivazione sessuale. Sopprimere o meno il celibato consacrato non farà scomparire i pedofili della Chiesa cattolica, lo farà sparire solo un miglioramento delle condizioni di discernimento di accesso ai ministeri. Se Hans Küng si fosse informato, avrebbe appreso che il 96% dei casi di abusi sessuali e di maltrattamento sui minori sono casi che hanno avuto luogo nella cerchia familiare del bambino. Proseguendo nel ragionamento di Hans Küng perché non proibire la vita familiare, perchè essa è alla fin fine il luogo più pericoloso per i bambini? La possibilità di un clero sposato in seno alla Chiesa esiste già nelle Chiese cattoliche di rito orientale, e non ci sarebbero difficoltà, né dogmatiche né bibliche, perché questo si realizzi anche nella Chiesa cattolica romana. Su questo aspetto, Hans Küng ravviva un vero dibattito nella Chiesa. Questo problema è tanto più vero in quanto numerosi preti hanno avventure “extraconiugali” più o meno frequenti con donne o anche con uomini. Dunque, è un fatto, il celibato consacrato è difficile da vivere, tanto quanto è difficile da vivere la coppia oggigiorno. Bisogna ancora imporlo come unico modello di vita per il clero? Io non lo penso. La pluralità di stati di vita sarebbe certamente una grande ricchezza per la Chiesa. I due modelli di clero hanno convissuto per secoli nella chiesa ortodossa. Al contrario, dove non sono d'accordo con Küng, è nel legame che stabilisce tra la pedofilia di certi preti e il celibato consacrato. Lavorando su questi problemi da più di 15 anni, non ho mai incontrato nella lettura scientifica (quella seria) di che alimentare la tesi. Al contrario si possono trovare i seguenti elementi: 1. I pedofili trovavano nel celibato consacrato uno “statuto sociale” accettabile, che permetteva loro di avere un'identità sociale non legata ad uno statuto maritale. Il non doversi confrontare con una sessualità adulta detta “ordinaria” era considerato qualcosa di apprezzabile da un pedofilo (impiego il passato, perché penso che da alcuni anni non sia più così comodo per i pedofili). 2. I fatto che i preti siano educatori della fede, fa sì che si trovino vicini ad un pubblico giovane. Questa vicinanza costituisce naturalmente una fonte d'attrazione per personalità pedofile, come lo sono la scuola pubblica, i centri estivi, i campi giovanili, lo scoutismo, i servizi sociali, o anche la stessa magistratura incaricata della protezione dei minori, o ancora la medicina (un pediatra negli Stati Uniti è stato arrestato per più di cento abusi su minori e 420 fatti di molestie) 3. L'autorità legata all'esercizio dell'ordine permette a dei pedofili di essere a proprio agio con l'onnipotenza che li abita e si adatta anche molto bene alla loro difficoltà a interpretare la legge come cornice e proibizione; tutto questo contribuisce a mantenere nei pedofili il sentimento dell'immunità. In questo, il clero è molto vicino ad un'altra istituzione, il corpo diplomatico, che anch'esso conta numerosi casi di pedofilia (molto spesso coperti dagli stati; bisogna plaudire gli sforzi fatti dalle Nazioni unite che hanno iniziato un lavoro di pulizia tra i loro funzionari e nei corpi di “pace”) 4. Ciò che insegna il lavoro sul campo, ed è quanto sembra ignorare Küng, è che la pedofilia, i maltrattamenti e gli abusi sessuali sui minori toccano tutte le classi sociali, tutte le culture in ogni epoca, e che la chiesa in questo campo non è “fuori dal mondo”. 5. Al contrario, potrebbe esserci un legame tra l'efebofilia e ebefilia – preferenza sessuale per gli adolescenti in fase di pubertà – di alcuni preti e una immaturità affettiva massiccia nel clero. Parecchi studi fatti negli Stati Uniti hanno mostrato che quasi il 60% del clero americano era considerato come sessualmente immaturo. Il fatto di essere stato formato in piccoli seminari, ossia fuori da ogni confronto con l'alterità sessuale, non ha contribuito ad uno sviluppo pienamente soddisfacente dell'affettività di numerosi preti che hanno abusato di minori dai 12 ai 17 anni. Coloro che hanno abusato di giovani negli anni '60, '70 e '80 (periodo intenso di abusi nella chiesa) sono preti che sono passati dai piccoli seminari e che non hanno conosciuto altre forme di sessualità che la masturbazione, esercizio unicamente narcisistico. Un certo numero di preti hanno dunque bloccato lo sviluppo della loro sessualità al periodo adolescenziale e restano fissati a questo stadio. In questo, il concilio Vaticano II ha avuto ragione nell'abolire i piccoli seminari. Attenzione, questo non vuol dire che tutti i preti che sono passti dai piccoli seminari siano persone che abusano e che siano per forza immaturi. Dopo queste considerazioni, è importante ricordare di desolidarizzare i due problemi, l'uno, la pedofilia, che attiene alla lotta contro un crimine molto grave e che richiede la messa in opera di strutture efficaci di discernimento per fare della chiesa un luogo sicuro per i minori. Il secondo, il celibato, è il problema di una lotta in seno alla Chiesa per una causa legittima. Non bisognerebbe rifare lo stesso errore che si può ancora sentire troppo sovente in seno alla Chiesa quando si confonde pedofilia e omosessualità. *prete, terapeuta familiare e psicanalista LA CHANCE DEL FALLIMENTO
1. Accettare
il fallimento
Alcuni cercano
solamente negli altri le ragioni del loro fallimento. La colpa è del
coniuge. Si è manifestato diverso da come prima l’avevo conosciuto. La colpa
è dei colleghi di lavoro. Mi hanno portato sull’orlo del fallimento. Hanno
rovinato la mia salute. La colpa è della comunità religiosa. E diventata
sempre più angusta. Se fosse stata più flessibile, avrei potuto vivere in
essa. Naturalmente, gli altri hanno sempre una parte di colpa del mio
fallimento. Non devo assumermi tutti gli errori. Mi soffocherei. Devo
smetterla veramente di attribuire colpe, sia agli altri che a me stesso.
Devo limitarmi a osservare quello che c’è stato e ammettere che il percorso
si è sviluppato così come adesso lo vedo. Devo accettare che di fatto non ho
proseguito questa strada, che non sono più stato capace di seguirla,
qualunque siano state le ragioni. Solamente se resto in me, presso il mio
insuccesso, senza ripiegare sugli altri, il mio fallimento può trasformarsi
un po’ alla volta in una nuova possibilità di vita.
ANSELM GRUN - MARIA M. ROBBEN, Come vincere nelle sconfitte, Brescia 2003,pp.103-113.
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