|
Preticattolici.it |
SCUOLA DI PREGHIERA
Iniziamo la nostra scuola di preghiera presentando un aspetto o una tappa fondamentale di essa che è già, nella prospettiva teresiana metodo ed esperienza di preghiera: si tratta del raccoglimento. Avremo modo di approfondire questo argomento con ulteriori contributi. Intanto mettiamoci umilmente alla scuola della grande Teresa d’Avila. Visiteremo, progressivamente i grandi maestri antichi nei loro perenni unsegnamenti e quelli attuali in quanto in grado di aprire nuove vie all'incontro con Dio.
|
INDICE
Buoni proponimenti del peccatore .doc PREGHIERA DEL B.GIORDANO A SAN DOMENICO DI GUZMAN AIUTAMI SIGNORE A VIVERE DI TE PREGHIERE RECITATE DA S. BERNARDETTA I MISTERI DEL S. ROSARIO MEDITATI CON CATERINA DA SIENA DOTTORE DELLA CHIESA Preghiera di Natale : Vieni di notte... In eredità, la terra della Chiesa Preghiera prima della meditazione Preghiera prima della comunione Un cuore dolce è lungo da fare Non si può amare Dio in ogni uomo.. Preghiera di intercessione (Card.Martini) La preghiera sacerdotale di Teresa PREGHIERA A MARIA : Maria, Madre del sì, tu hai ascoltato Gesù Sacerdoti e preghiera (di P.Raniero Cantalamessa)
|
FARE PASQUA Fare Pasqua è vivere nella luce del Risorto, Fare Pasqua è sperimentare dentro il suo regno. Fare Pasqua è credere alla potenza infinita del suo amore. Fare Pasqua è sapersi vincitori in ogni tribolazione. Fare Pasqua è ricominciare sempre. Fare Pasqua è sentirsi amati e perdonati. Fare Pasqua è sperare contro ogni speranza. Fare Pasqua è vedere il bene nascosto in ogni cosa. Fare Pasqua è immergersi come lievito nel marasma corrente. Fare Pasqua è lottare senza fermarsi. Fare Pasqua è risollevarsi dopo ogni sconfitta. Fare Pasqua è generare vita ovunque c’è morte. Fare Pasqua è guardare oltre ogni morte. Fare Pasqua è sentirsi rigenerati continuamente nello Spirito. Fare Pasqua è scoprire intorno a noi ciò che attende vita. Fare Pasqua è ricevere la vita dopo averla donata. Fare Pasqua è sconfiggere il male col bene. Fare Pasqua è sentirsi vivi nonostante tutto. Fare Pasqua è sapere che la vita nasce sempre dal seme che muore Fare Pasqua è sentirsi saldamente nelle mani di un Dio che è amore. p.a.z.b. PREGHIERA DEL B.GIORDANO A SAN DOMENICO DI GUZMAN Santissimo Sacerdote di Dio, glorioso testimone e predicatore insigne, Beatissimo Padre Domenico: su di te si è posata l'amorevole benevolenza del Signore, e noi ora siamo molto lieti di avere presso Dio un avvocato così celebre per la vita, l'insegnamento e i miracoli. A te, che venero e amo più di tutti i Santi ed eletti di Dio, rivolgo il mio grido accorato da questa valle di lacrime. Ti prego, vieni in mio aiuto, piissimo; vieni in aiuto, clementissimo, a questa mia anima di peccatore, priva di ogni virtù e di grazia, avvolta da innumerevoli vizi e macchiata dal peccato. Soccorri la mia anima, così meschina e infelice, beato e benedetto uomo di Dio: tu, che hai avuto la tua ricolma di tali e tante benedizioni e grazie divine da essere innalzato agli splendori dell'eterno riposo, della sede della pace, della gloria del cielo; e che con l'esempio della tua vita mirabile hai indotto moltissime altre anime alla tua stessa beatitudine: le hai sollecitate con le tue dolci esortazioni, le hai istruite con la tua soave dottrina, le hai spinte con la tua infuocata predicazione. Soccorri la mia anima, Domenico benedetto; e nel tuo paterno affetto ascolta le sue accorate richieste. Cercando in te il suo rifugio, essa, povera e mendica, s'inchina ai tuoi piedi. Con tutta l'umiltà di cui è capace, essa cerca di presentarsi a te implorando; a te, agonizzante qual è, cerca di rivolgere le sue suppliche, affinché tu con la potenza dei tuoi meriti e l'efficacia delle tue buone preghiere, le dia vita e salvezza e la ricolmi abbondantemente della tua benedizione. Lo so, sono certo, che tu puoi farlo; ho fiducia che nel tuo grande amore tu vorrai farlo. Spero che, per l'intima familiarità che ti ha sempre unito a Gesù, da te sempre amato sopra ogni cosa, Egli non te lo negherà e che otterrai da Lui, tuo Signore e amico, tutto ciò che vorrai. Che cosa potrebbe infatti negare a te, suo diletto, un tale amico? Infatti, ancor nel fiore della gioventù tu hai donato la tua verginità all'affascinante sposo, al castissimo amante dei vergini; e a Lui hai consacrato la tua anima ancora avvolta nel candore battesimale e impreziosita dello Spirito Santo; a Lui hai donato il tuo corpo come un'ostia viva e santa, gradita a Dio. Tu, temprato dall'opera della grazia, ti sei votato totalmente al servizio di Dio e, fin dall'adolescenza, educato nella disciplina della tua Regola, hai disposto il tuo cuore verso mete sempre più alte, così che crescendo ogni giorno di virtù in virtù, hai fatto costanti progressi dal bene al meglio. Tu, infine, entrando nel cammino della perfezione, hai abbandonato ogni cosa per seguire, povero come Lui, il Cristo, preferendo accumulare tesori nel cielo. Ma con ancor più forza hai rinunciato a te stesso, hai portato virilmente la tua croce, e ti sei sforzato di seguire la strada della nostra sola vera guida, il Redentore. Infiammato dall'amore di Dio e da ardore soprannaturale, per la sovrabbondanza della tua carità, in uno slancio immenso di generosità hai speso tutto te stesso per la povertà perpetua, per la vita apostolica e la predicazione evangelica. E per questa grandissima opera, assecondando l'ispirazione divina, hai istituito l'Ordine dei Frati Predicatori. Con i tuoi meriti e con i tuoi esempi gloriosi hai fatto rifulgere la Santa Chiesa su tutta la terra; liberato da questa prigione che è il corpo mortale, sei entrato a far parte della corte celeste; e ora rivestito ancora della stola battesimale siedi vicino al Signore come nostro avvocato. Vieni dunque in mio aiuto, te ne prego! E anche in aiuto di tutti quelli che mi sono cari. Tu che hai desiderato così ardentemente la salvezza degli uomini, vieni in aiuto al clero e al popolo cristiano. Dopo la Beatissima Vergine, nostra Regina, tu sei la mia dolce speranza e il mio conforto; sei il mio unico rifugio. Vieni dunque amorevolmente in mio aiuto, perché a te solo io ricorro, in te solo confido, a te solo oso avvicinarmi. Eccomi ai tuoi piedi, ti supplico e ti invoco come mio protettore; ti scongiuro e mi affido a te con fiducia. Accoglimi dunque con bontà, custodiscimi, proteggimi, aiutami e fammi recuperare la grazia di Dio che tanto desidero, fammi ritrovare la sua misericordia; fa' che io possa meritare di ottenere quanto mi è necessario per la vita presente e per la salvezza eterna. San Domenico, mio ottimo maestro, mia guida gloriosa e padre affettuoso, ti prego, fa' che sia così! Assistimi, te ne scongiuro, in tutti i miei bisogni; sii per noi veramente un Domenico, cioè un solerte custode del gregge del Signore. Custodisci, guida, correggi sempre noi che a te ci siamo affidati; e, una volta emendati, raccomandaci e presentaci con gioia, dopo questa vita terrena, al Signore benedetto da te tanto amato, al figlio dell'Altissimo, Gesù Cristo nostro Salvatore. A Lui solo spettano, assieme alla gloriosa Vergine Maria e a tutta la schiera dei beati, onore, lode e gloria nei secoli dei secoli, per l'eternità. Amen. (Beato Giordano di Sassonia – 1° successore di S. Domenico) NOVENA DI PENTECOSTE Siamo qui dinanzi a te, o Spirito Santo: sentiamo il peso delle nostre debolezze, ma siamo tutti riuniti nel tuo nome; vieni a noi, assistici, scendi nei nostri cuori: insegnaci tu ciò che dobbiamo fare, mostraci tu il cammino da seguire, compi tu stesso quanto da noi richiedi. Sii tu solo a suggerire e guidare le nostre decisioni, perché tu solo, con Dio Padre e con il Figlio suo, hai un nome santo e glorioso. Non permettere che sia lesa da noi la giustizia, tu che ami l’ordine e la pace; non ci faccia sviare l’ignoranza, non ci renda parziali l’umana simpatia, non ci influenzino cariche o persone. Tienici stretti a te col dono della tua grazia, perché siamo una sola cosa in te e in nulla ci discostiamo dalla verità. Fa’ che riuniti nel tuo santo nome, sappiamo contemperare bontà e fermezza insieme così da far tutto in armonia con te, nell’attesa che, per il fedele compimento del dovere, ci siano dati in futuro i premi eterni. Amen. Vieni a noi Spirito Santo, resta con noi, degnati di possedere le anime nostre. Sii il solo ad ispirare le nostre decisioni e a renderle efficaci. Non permettere che mai attentiamo all’ordine della giustizia, tu che sopra ogni cosa ami ciò che è giusto. Unisci a te realmente con il solo dono della tua grazia, finché possiamo essere in te e mai e in nulla possiamo deviare dalla verità. Fa sì che in tutte le cose ci sia dato di conservare la giustizia temperata dalla carità, che, su questa terra, il nostro pensiero non abbia mai ad allontanarsi da te e che, nell’eternità, possiamo ottenere le tue eterne ricompense, per ben aver saputo amministrare i nostri talenti. O Santo Spirito Paraclito, perfeziona in noi l’opera iniziata da Gesù; rendi forte e continua la preghiera che facciamo in nome del mondo intero: accelera per ciascuno di noi i tempi di una profonda vita interiore: dà slancio al nostro apostolato, che vuol raggiungere tutti gli uomini e tutti i popoli, tutti redenti dal sangue di Cristo e tutti sua eredità. Mortifica in noi la naturale presunzione e sollevaci nelle regioni della santa umiltà, del vero timor di Dio, del generoso coraggio. Che nessun legame terreno ci impedisca di far onore alla nostra vocazione: nessun interesse, per ignavia nostra, mortifichi le esigenze della giustizia: nessun calcolo riduca gli spazi immensi della carità dentro le angustie dei piccoli egoismi. Tutto sia grande in noi: la ricerca e il culto della verità, la prontezza al sacrificio sino alla croce e alla morte: e tutto, infine, corrisponda alla estrema preghiera del Figlio al Padre celeste, e a quella effusione che di Te, o Santo Spirito di amore, il Padre e il Figlio vollero sulla Chiesa e sulle sue istituzioni, sulle singole anime e suoi popoli. ( B. Giovanni XXIII ) Amen. Vieni in me, Spirito Santo, Spirito di sapienza: donami lo sguardo e l’udito interiore, perché non mi attacchi alle cose materiali, ma ricerchi sempre le realtà spirituali. Vieni in me, Spirito Santo, Spirito dell’amore riversa sempre più la carità nel mio cuore. Vieni in me, Spirito Santo, Spirito di verità: concedimi di pervenire alla conoscenza della verità in tutta la sua pienezza. Vieni in me Spirito Santo, acqua viva che zampilla per la vita eterna: fammi la grazia di giungere a contemplare il volto del Padre nella vita e nella gioia senza fine. Amen. O Spirito Santo, anima dell’anima mia, in te solo posso esclamare: Abbà, Padre. Sei tu, o Spirito di Dio, che mi rendi capace di chiedere. O Spirito d’amore, suscita in me il desiderio di camminare con Dio: solo tu lo puoi suscitare. O Spirito di santità, tu scruti le profondità dell’anima nella quale abiti, e non sopporti in lei neppure le minime imperfezioni: bruciale in me, tutte, con il fuoco del tuo amore. O Spirito dolce e soave, orienta sempre più la mia volontà verso la tua, perché la possa conoscere chiaramente, amare ardentemente e compiere efficacemente. (S.Bernardo ) Amen. Dio Onnipotente, eterno, giusto e misericordioso, concedi a me misero di fare sempre, per grazia tua, quello che tu vuoi, e di volere sempre quel che a te piace. Purifica l’anima mia perché, illuminato dalla luce dello Spirito Santo e acceso dal suo fuoco, possa seguire l’esempio del Figlio tuo e nostro Signore Gesù Cristo. Donami di giungere, per tua sola grazia, a te, altissimo e onnipotente Dio che vivi e regni nella gloria, in perfetta trinità e in semplice unità, per i secoli eterni. Amen. O Spirito Santo, vieni nel mio cuore per la tua potenza attiralo a te, o Dio, e concedimi la carità con il tuo timore. Liberami, o Cristo, da ogni mal pensiero: riscaldami e infiammami del tuo dolcissimo amore, così ogni pena mi sembrerà leggere. Santo mio Padre, e dolce mio Signore, ora aiutami in ogni mia azione. Cristo amore, Cristo amore. Amen. O Spirito Santo, sei tu che unisci la mia anima a Dio: muovila con ardenti desideri e accendila con il fuoco del tuo amore. Quanto dei buono con me, o Spirito Santo di Dio: sii per sempre lodato e benedetto per il grande amore che effondi su di me! Dio mio e mio creatore è mai possibile che vi sia qualcuno che non ti ami? Per tanto tempo non ti ho amato! Perdonami, Signore. O Spirito Santo concedi all’anima mia di essere tutta di Dio e di servirlo senza alcun interesse personale, ma solo perché è Padre mio e mi ama. Mio Dio e mio tutto, c’è forse qualche altra cosa che io possa desiderare? Tu solo mi basti. Amen. Spirito Santo, Spirito di conoscenza, Spirito di Sapienza, Spirito di Amore: tu solo conosci la verità tu solo puoi scrutare l’essenza e il vero significato di ogni realtà. Tu sai perfettamente ciò che è bene e ciò che è male per me. Non voglio sapere più di quello che devo sapere
Aiutami, Signore, a vivere di Te, e a essere strumento della tua pace. Infondi in me una grande passione per la Verità, e impediscimi di parlare in tuo nome se prima non ti ho consultato con lo studio e non ho tribolato nella ricerca. Salvami dalla presunzione di sapere tutto, dall'arroganza di chi non ammette dubbi; dalla durezza di chi non tollera ritardi; dal rigore di chi non perdona debolezze; dall'ipocrisia di chi salva i principi e uccide le persone. Trasportami, dal Tabor della contemplazione, alla pianura dell'impegno quotidiano. E se l'azione inaridirà la mia vita, riconducimi sulla montagna del silenzio. Dalle alture scoprirò ì segreti della «contemplatività», e il mio sguardo missionario arriverà più facilmente agli estremi confini della terra. Amen. Don Tonino Bello “Maria, quanto ti dobbiamo, madre e signora, per averci dato tale fratello, e con quali lodi ti potremo ringraziare? O grande Signore tu sei il nostro fratello maggiore. O grande Signora tu sei la nostra migliore madre! Insegnaci con quale riverenza i nostri cuori debbano meditarti. Voi buoni, voi dolci, dite e date alle nostre anime con quale affetto pensando a te, possiamo gioire di voi e rallegrandoci in voi diventare felici. Arricchite e incendiate le nostre anime col vostro amore ; del vostro continuo amore languiscono i nostri cuori; si liquefacciano le nostre anime; venga meno la nostra carne perché le viscere delle nostre anime ardono con dolce fervore del vostro amore perché le viscere della nostra carne si infiammino affinché gli spiriti si arricchiscano della dolcezza del nostro affetto e perché i nostri cuori brucino. O buon Figlio ti preghiamo per l’affetto con cui ami tua madre, che tu conceda a noi di amarla come tu l’ami e come tu la vuoi amare. O buona madre, per l’affetto con cui tu ami tuo figlio, ti preghiamo che tu interceda per noi perché lo amiamo come tu lo ami e come tu vuoi che sia amato. Concedete o piissimi, alle supplicanti anime nostre, ciò che vi chiediamo, non per i nostri meriti ma per i vostri; concedete loro di amarvi quanto meritate”. S. Anselmo
PREGHIERE RECITATE DA S. BERNARDETTA “Preghiera d’una povera mendicante a Gesù: O Gesù, datemi, ve ne prego, il pane dell’umiltà, il pane dell’obbedienza, il pane della carità, il pane della forza per spezzare la mia volontà e fonderla con la vostra, il pane della mortificazione interiore, il pane del distacco dalle creature, il pane della pazienza per sopportare le pene che il mio cuore soffre. O Gesù, voi mi volete crocifissa: fiat! Il pane della forza per soffrire bene, il pane per non vedere che voi solo in tutto e sempre, Gesù, Maria, la Croce, io non voglio altri amici che questi”.
“O mio Gesù datemi di comprendere la santa gelosia dell’Amore celeste! Che il mio cuore crocifisso si inabissi per sempre nel Vostro e si seppellisca nella ferita misteriosa, che ha aperto in esso la punta della lancia. O Maria Immacolata!…O glorioso San Giuseppe! E voi, San Giovanni, discepolo prediletto del Divin Cuore, insegnatemi la grande scienza dell’amore! Che esso mi attiri potentemente!… Che io prenda finalmente il mio slancio, che io mi alzi in volo per andare a perdermi, a stringermi, a unirmi, a immergermi con voi nel cuore adorabile di Gesù e di Gesù Crocifisso, divino centro di Carità, di Purezza, di Umiltà e di Obbedienza perfetta. O Maria, mia tenera Madre, fate che io sia un giorno in cielo con voi”.
Lo scopo dell’orazione non è quello di lasciarsi sommergere da buoni sentimenti, di compiacersi in una “bella preghiera”, di potersi vantare con gli altri delle proprie “esperienze”: colui che nell’orazione ricerca se stesso non tarderà ad abbandonarla, quando essa diventerà meno piacevole. Si entra in orazione, invece, per permettere a Dio di comunicare il suo amore. Anche se non ci sentiamo “in forma”, noi crediamo che Dio ci ama. Non preghiamo per renderci più utili al prossimo - questo sarà l’effetto della nostra preghiera e lo accoglieremo con riconoscenza - ma ci apriamo alla gratuità dell’amore. “L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato” (Rom 5,5): ci rendiamo disponibili ad accogliere questo amore di Cristo e a lasciarlo divenire fecondo in noi. La fecondità infatti è opera sua e non è il nostro primo obiettivo: noi semplicemente ci abbandoniamo a Lui. In ascolto Attraverso tutto l’Antico Testamento risuona questo appello di Dio: “Ascolta Israele!”. Meglio ancora, nel Nuovo Testamento è il Padre stesso che ci mette in ascolto di suo Figlio. “Questi è il Figlio mio, l’Eletto; ascoltatelo” (Lc 9,35). Gesù si paragona al Buon Pastore di cui “le pecore ascoltano la voce. Le sue pecore, Egli le chiama una ad una e le conduce fuori... Le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce” (Gv 10, 3-4). L’orazione è proprio questo: essere in ascolto di un appello interiore e riconoscere così la voce di Cristo. Per ascoltare, bisogna fare silenzio: bisogna entrare in questo luogo interiore e lasciare risuonare in noi la voce del Signore. Tale luogo non è localizzabile fisicamente: si tratta di un atteggiamento di tutto il nostro essere. A questo proposito Giovanni della Croce parla abbondantemente di attenzione amorosa. L’anima si rende presente al Signore nell’amore. Nelle pagine precedenti, Teresa di Gesù ci ha preparati, con l’orazione di meditazione amorosa o di semplice sguardo, a un’orazione più profonda che chiama “orazione di raccoglimento” e che si potrebbe anche chiamare “orazione di silenzio interiore”: si cerca infatti di tenersi in silenzio davanti al Signore per rimanere attenti al suo appello, per percepire la sua voce. Si va alla ricerca di Dio “all’interno” di sé. “Per cercarlo (l’anima) non ha bisogno di ali, perché basta che si ritiri in solitudine e lo contempli in se stessa” (Cammino 28, 2). Come raccogliersi? In questo movimento di interiorizzazione o di raccoglimento si potrebbero in qualche modo distinguere due tappe, che sono l’una il prolungamento dell’altra. Si tratta innanzitutto di una interiorizzazione progressiva; poi, di una presa di contatto con l’Ospite interiore. Così, secondo Teresa, ci si dispone nel miglior modo a lasciare che le proprie facoltà siano raccolte dal Signore stesso: “Questo modo di pregare, sia pure vocalmente, raccoglie lo spirito in brevissimo tempo, ed è fonte di beni preziosi. Si chiama orazione di raccoglimento perché l’anima raccoglie le sue potenze e si ritira in se stessa con il suo Dio. Lì il suo Maestro divino si fa sentire più presto, e la prepara più prontamente ad entrare nell’orazione di quiete” (Cammino 28, 4). Questo sforzo d’interiorizzazione inizia già prima del momento dell’orazione. L’orazione fa parte di tutta una vita, di uno stile di vita particolare; è questo che gli antichi chiamavano ‘la preparazione remota” all’orazione. Tutto deve concorrervi: non si accettano ambiguità nel nostro comportamento tanto esteriore quanto interiore. D’altra parte, è impossibile giocare a nascondersi con Dio, tanto più che, con questo modo di fare orazione, io rimango di fronte al Signore, da cui non posso distogliere gli occhi: Egli legge la mia vita con il suo sguardo, e fortunatamente il suo è uno sguardo di misericordia. È in questa cornice di una vita tutta “raccolta” in Dio che si situa il movimento di raccoglimento propriamente detto, all’a soglia dell’orazione. Ho già detto che il raccoglimento esteriore chiama, per così dire, il raccoglimento interiore. Questo consiste, secondo Teresa, nel raccogliere tutte le proprie facoltà e nel rientrare in se stessi con il proprio Dio. Cerchiamo di capire questo movimento. “Raccogliere” significa innanzitutto “riunire”: io riunisco le mie facoltà disperse dalle occupazioni quotidiane. Posso aver fissato per intere ore lo schermo del mio elaboratore; le mie orecchie risuonano ancora del rumore della metropolitana; resto impregnato dell’odore della fabbrica metallurgica; la mia bocca conserva il sapore di polvere dovuto ai lavori sulla strada. I miei sensi esteriori sono non solamente dispersi, ma anche moltiplicati: ogni sensazione mi apre a nuove sensazioni. Mi sento lacerato, straziato. Cerco dunque di iniziare a raccogliere i miei cinque sensi, per poi purificarli e finalmente ricondurli’ “dentro” di me, nel silenzio del mio cuore. Ma questa interiorizzazione non si compie senza difficoltà, poiché sono troppo legato alla materia, agli eventi, a tutto il mio vissuto. Io posso, per esempio, raccogliermi in questo modo: porto davanti al Signore ciò che mi ha colpito e che mi preoccupa; ne parlo al Signore nell’orazione - e questa preghiera è già eccellente - poi, dolcemente, introduco le mie facoltà esteriori - i miei cinque sensi - nel tempio del Signore. Ma ascoltiamo Teresa: “Gli parli umilmente come a Padre, gli racconti le pene che soffre, gliene chieda il rimedio (Cammino28,2 ). I miei sensi possono allora riposare: nel più profondo di inc stesso essi trovano la loro unità, la loro armonia. lo raccolgo non solo le mie facoltà esteriori - i miei cinque sensi - ma anche le mie facoltà interiori: la mia memoria, la mia immaginazione e tutto il mondo dei miei sentimenti, delle mie emozioni, dei miei affetti, da cui sono come soggiogato. Con grande vivacità e freschezza infatti il passato ritorna alla memoria; e l’immaginazione è così creativa da rendere già presente il mio avvenire e tutti i progetti di cui io stesso sono l’architetto. Come fare dunque unità di questo mondo interiore così complesso e spesso così contraddittorio e come evitare queste distrazioni? Teresa ci incoraggia. Paragona le nostre facoltà a delle api che bisogna continuamente ricondurre all’alveare. “Il raccoglimento ha vari gradi. Tuttavia, in principio, non essendo ancora tanto perfetto, i suoi effetti non sono molto sensibili. L’anima però cerchi di abituarvisi, non curi la fatica che deve fare per raccogliersi e vinca il corpo che reclamerà i suoi diritti, non comprendendo, il misero, che la sua maggior disgrazia è appunto nel non volerli cedere. Se continua così per alcuni giorni sforzandosi seriamente, ne avvertirà subito vantaggio, perché appena si porrà a pregare, sentirà i suoi sensi raccogliersi spontaneamente senza alcuna fatica, simili ad api che si rinchiudono nell’alveare per comporre il miele. In premio della violenza che si è fatta, il Signore le concede un tal impero di volontà, che appena questa fa capire di volersi raccogliere, i sensi le obbediscono e si raccolgono. Si distrarranno ancora, ma l’averli una volta assoggettati è sempre una gran cosa: saranno come sudditi e schiavi, e non faranno più il male di prima. Se la volontà li richiama, ritornano immediatamente e con prontezza maggiore. E dopo vari di questi ritorni, piacerà a Dio di sospenderli anch’essi in contemplazione perfetta” (Cammino 28, 7) Cosa fare dentro di sé? Alcuni praticano il raccoglimento come se fosse un fine in se stesso: costoro cercano un benessere psicologico, frutto del silenzio interiore e dell’armonia che si crea in loro. La preghiera cristiana non è questo: il raccoglimento non è che la prima tappa di un autentico incontro con l’Ospite divino che abita il cuore dell’uomo. Teresa insegna non solamente a raccogliere “tutte le proprie facoltà”, ma a “rientrare in se stessi con il proprio Dio”: il termine “compagnia”, l’abbiamo visto, ritorna sempre nelle parole di Teresa. Dunque non mi rinchiudo in me stesso: il raccoglimento delle mie facoltà esteriori ed interiori si prolunga per un movimento di attenzione a Dio dentro me stesso. Questa è la seconda tappa: mi volto verso di Lui, entro in relazione. Si potrebbe giustamente parlare di orazione relazionale, ovvero un’orazione in cui si vive consciamente la propria relazione con Dio. Entro nel tempio della santa Trinità che è l’anima: è il tempio preferito di santa Teresa. “Ricordate ciò che dice Sant’Agostino, il quale dopo aver cercato Dio in molti luoghi, lo trovò finalmente in se stesso. Ora, credete che importi poco per un’anima soggetta a distrazioni comprendere questa verità e conoscere che per parlare con il suo Padre celeste e godere della sua compagnia non ha bisogno di salire al cielo, né di alzare la voce?” (Cammino, 28, 2). Non si vive dunque in ozio dentro di sé. Non si vive neppure in un vuoto benefico che rinvigorisca le nostre forze, o in una passività che scivoli nel sonno. Si entra in intimità con Dio. Vi si entra consciamente, mentre tutta la persona si tiene pronta, nell’attesa del passaggio del Signore. Si sta come Abramo all’entrata della sua tenda per accogliere i tre visitatori che si presentano: “Mio Signore, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo” (Gn 18, 3). Come Jahvé invita Mosé ad essere presente, al suo misterioso passaggio: “Ecco un luogo vicino a me: tu starai sopra la rupe” (Es 33,21). E al profeta Elia dice: “Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore” (I Re 19, ). Il cuore nuovo “Stare davanti a Dio”, interamente orientati verso di Lui, con il cuore senza distrazioni: chiudo gli occhi del corpo e apro gli occhi dell’anima. Ascoltiamo ancora Teresa: “I sensi si ritirano dalle cose esteriori e le disprezzano; gli occhi si chiudono spontaneamente per non vedere più nulla, mentre lo sguardo dell’anima si acuisce di più. Ecco perché chi va per questa via tiene quasi sempre gli occhi chiusi quando prega. 11 costume è lodevole e sommamente utile, benché sul principio, per chiudere gli occhi e non guardare gli oggetti che ci circondano, occorra farsi violenza” (Cammino 98, 6). Per esperienza personale, Teresa sa che non si possono lasciare vuote le proprie facoltà, senza occuparle in qualche modo. All’inizio, almeno, è bene condurle dolcemente all’interiorità: “Raccolta allora in se stessa può meditare la passione, rappresentarsi Gesù Cristo e offrirlo al Padre, senza stancarsi nell’andarlo a cercare sul Calvario, nel Getzemani o alla colonna” (Cammino 28, e. In questa meditazione, ci si sofferma maggiormente sui dettagli: una volta, tutte le facoltà erano all’opera per rappresentarsi una scena del Vangelo e produrre in noi dei moti affettivi; qui, tutto è divenuto più calmo. Lo sguardo è più globale: si sa di essere presso di Lui in un dialogo d’intimità, ma anche nel silenzio, silenzio davanti al mistero della santa Trinità. Il Figlio ci introduce presso il Padre: in questo momento lo Spirito è interamente presente. “Troverete sempre, tra il Padre e il Figlio, lo Spirito Santo.. (Cammino, 27, 7). Raccoglimento o impegno? Ancora oggi una certa tendenza vorrebbe contrapporre il “raccoglimento” all’attivismo”. Raccogliersi significherebbe estraniarsi dalle realtà di questo mondo, trascurare per esempio il servizio del prossimo: coloro che pregano sono accusati di un certo intimismo, ovvero di rinchiudersi in loro stessi con il loro Dio, mentre Dio lo si incontra dappertutto, nella sua creazione, negli eventi, nel prossimo e anche nei media. È dunque necessario fare grande attenzione per poter ricongiungere insieme l’umano e il divino. Dio non si è incarnato nell’uomo? Di fatto l’obiezione è ragionev0le perché è vero che Dio si manifesta attraverso un volto umano. Ma non è sempre così facile scoprire il divino attraverso l’umano quando non ci si esercita più in un contatto prolungato a cuore a cuore con Dio. Nella sfera del divino tutto può divenire trasparente, ma bisogna discernere. Una relazione vissuta con Dio nel quotidiano richiede dei tempi forti di orazione propriamente detta: l’abitudine di conversare con Dio maturerà naturalmente in noi. Ma c’è uno svantaggio. L’amore porta con sé il desiderio di essere vicino all’Amato: basta rileggere il Cantico dei cantici, che è vivo ancora oggi, e molto più di quanto si pensi. Ancora oggi, infatti, si può essere innamorati di Dio e se l’amore è vero, non solo si troverà il tempo per l’orazione, ma ci si impegnerà pienamente nelle realtà quotidiane, perché sarà Dio stesso a prendere l’iniziativa. L’amore si manifesta nel dono totale di Sé: Gesù ne ha dato l’esempio. Una via eccellente vento, mentre assai di più ne impiega viaggiando per terra” (Cammino, 28, 5). Si tratta di “spiegare le nostre vele al vento favorevole dello Spirito”. È Lui che ci dispone ad accogliere la presenza di Dio, a sentire il suo tocco divino, a percepire la brezza leggera del suo soffio divino: egli allarga l’orizzonte della nostra unione con Dio. Teresa si rallegra di aver scoperto questo modo di fare orazione, che fa progredire tanto rapidamente nell’unione con Dio. “Io per me vi confesso che mai seppi cosa volesse dire pregare con soddisfazione fino a quando il Signore non mi pose su questa via. L’abitudine di raccogliermi in me stessa mi fu feconda di così grandi vantaggi che non seppi trattenermi dal parlarvene ampiamente” (Cammino, 29. 7). Questo modo di fare orazione è una via eccellente: “Per di qui si cammina molto in poco tempo, come il viandante che in pochi giorni giunge al termine del viaggio se va per mare ed è favorito da buon vento mentre assai di più e impiega viaggiando per terra” (Cammino 28, 5). Si tratta di spiegare le nostre vele al vento favorevole dello Spirito” E’ lui che ci dispone ad accogliere la presenza di Dio, a sentire il suo tocco divino, a percepire, la brezza leggera del suo soffio divino: egli allarga l’orizzonte della nostra unione con Dio. Pregare è lasciarsi amare. Pregare è contraccambiare l’amore. Dunque, «più si ama, meglio si prega» (Ch. de Foucauld). «Il profitto dell’anima non consiste nel pensare molto, ma nell’amare molto» (s. Teresa d’Avila). Come in ogni relazione affettiva, pregare è stare dolcemente con Dio, conversare con mezze parole, rannicchiarsi fra le sue braccia, confidarsi con Lui, ascoltarlo... «Eppure avevo tanto fervore in principio» dirà qualcuno. «Come mai non sento più nulla?». Un altro dirà: «All’inizio mi sembrava che Dio fosse vicinissimo. Come mai, adesso, mi sembra così lontano?» e, intanto, ha guardato l’orologio per la terza volta in cinque minuti. Situazioni normali, purché non durino troppo, perché si rasenta il vuoto totale. Come ritrovare quell’atmosfera da luna di miele?Di solito non è possibile. Ma neppure il deserto perpetuo è auspicabile. Pensiamo ad una coppia. Se l’innamorato avesse saputo conservare un po’ dell’affetto originario, con ingegnosità ed inventiva, mentre passavano i giorni che logorano e sbiadiscono! Un po’ di quella tenerezza, di quell’attenzione che fanno sì che l’altro continui ad essere prediletto... E se colui che prega avesse fatto lo stesso con il Padre infinitamente buono, incontrato un giorno nell’entusiasmo e divenuto, adesso, il suo Signore lontano, perso di vista nella routine? Bisogna fare qualcosa per conservare tenerezza e affetto, nell’amicizia e... con Dio! Una relazione di amore non può sussistere senza affetto, ricevuto e donato. E la preghiera, per l’appunto, è relazione di amore... Ognuno dei nostri tempi di preghiera, dei nostri incontri con Dio dovrebbe tendere verso quel tipo di intimità cordiale che si trova tra gli innamorati. Lo so, è quasi impossibile riuscirvi, ma prendiamola come modello, poco importa se le riuscite sono rare. La nostra preghiera, anziché snocciolare delle banalità, dovrebbe essere un affidare a Dio quello che ci turba, ci preoccupa, ci rallegra. E, poi, la nostra preghiera non potrebbe semplificarsi ancora, sintetizzarsi in poche parole, in una lode, in una semplice invocazione? Perfino in una sola parola, tutto il valore della quale è contenuto nel silenzio che la precede e che la segue. Una parola da far risuonare lentamente nel cuore... Sapremo mai trovare la gioia di contemplare la bontà di Dio, di essere consapevoli del suo sguardo amorevole, di lasciarci avvolgere da esso e trovarvi la risposta alle nostre angosce, alle nostre amarezze? Gli psicologi ci dicono che ogni domanda è, anzitutto, una domanda di amore. «Noi sappiamo e crediamo che Dio ci ama. Dio è amore, e chi vive nell’amore è unito a Dio e Dio è presente in lui» (1Gv 4,16). Ecco quello che occorre: credere all’amore! Fonte: Padre Jacques, «Non gli dico nulla, lo amo». La preghiera contemplativa, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2002. PREGARE E ADORARE CON il BEATO CH. DE FOUCAULD QUALE SARÀ IL MIO POSTO? Quale sarà il mio posto nella casa di Dio? Lo so, non mi farai fare brutta figura, non mi farai sentire creatura, che non serve a niente, perché Tu sei fatto così: quando ti serve una pietra per la tua costruzione, prendi il primo ciottolo che incontri, lo guardi con infinita tenerezza, e lo rendi quella pietra di cui hai bisogno: ora splendente come un diamante, ora opaca e ferma come una roccia, ma sempre adatta al tuo scopo. Cosa farai di questo ciottolo che sono io? Di questo piccolo sasso, che tu hai creato e che lavori ogni giorno con la potenza della tua pazienza, con la forza invincibile del tuo Amore trasfigurante? Tu fai cose inaspettate, gloriose. Getti le cianfrusaglie e ti metti a cesellare la mia vita. Se mi metti sotto un pavimento che nessuno vede ma che sostiene lo splendore dello zaffiro, o in cima a una cupola che tutti guardano e ne restano abbagliati, ha poca importanza. Importante è trovarmi ogni giorno là dove tu mi metti, senza ritardi. E io, per quanto pietra, sento di avere una voce: voglio gridarti, o Dio, la mia felicità di trovarmi nelle tue mani malleabile, per renderti servizio, per essere tempio della tua gloria. ( A. Ballestrero) Non c'é peccatore così grande,né criminale così incallito al quale Tu non offra ad alta voce il Paradiso, come l’hai dato al buon ladrone, al prezzo di un istante di buona volontà. Non c’è condizione così disperata, così disprezzabile da cui Tu non tragga fuori le anime, non soltanto per salvarle, ma per farne le tue preferite, per elevarle ad una grande santità. Trai fuori dalla polvere della strada le dracme perdute e calpestate, rendendo loro la primitiva bellezza. Non disperiamo mai né per noi né per gli altri, assolutamente per nessun altro, anche se è carico di vizi, anche se in lui sembrano estinti tutti i buoni sentimenti; non disperiamo mai, non soltanto della salvezza, ma anche della possibilità di raggiungere una stupenda santità. Dio è abbastanza potente per questo... Il Buon Pastore può ricondurre all’ovile le pecore all’undicesima ora, come alla prima: la sua bontà come la sua potenza sono senza limiti. Sperare tutto è un obbligo per noi, secondo quanto lo Spirito Santo ci dice attraverso san Paolo. Come sei buono, mio Dio! Come sei sempre lo stesso! Tu sei sempre colui che «non spezza la canna incrinata e non spegne il lucignolo che fumiga!». Speriamo! Perché qualunque siano le nostre colpe, Gesù vuole salvarci. Più siamo peccatori, più siamo vicini alla morte, più siamo in uno stato disperato... Più, per così dire, Gesù vuole salvarci perché è venuto a salvare ciò che sta per perire. In eredità, la terra della Chiesa In un mondo in cui la Chiesa è tanto criticata, disprezzata, rigettata, noi l’ameremo di amore profondo, ardente, appassionato. L’ameremo come corpo del nostro Gesù, non la separeremo mai da lui, che è il suo capo, né dallo Spirito, che ne è l’anima, nè dall’Eucaristia che ne è il cuore. L’ameremo in quanto sposa di Gesù, tanto bella proprio nella sua fragilità; se tante volte è infedele, lo è nei suoi membri: in noi. Questa Sposa, per la quale egli ha versato tutto il suo Sangue. noi la renderemo bella: della stessa Bellezza sua, santa della sua Santità. L’ameremo in quanto Dimora in cui Dio abita la nostra terra e dentro la quale riceviamo in totalità la sua vita. L’ameremo così come amiamo Gesù. Contempleremo in essa il suo volto come lo vediamo durante la Passione: bello per sue ferite. L’ameremo fino a farla amare intorno a noi, incondizionatamente, gioiosamente. Saremo fedeli a coloro attraverso i quali Gesù vuole guidarla: ai nostri apostoli — i vescovi — e in primissimo luogo al vescovo di Roma, successore di Pietro. Prenderemo con coraggio le sue difese: lo seguiremo come un Pastore, l’ameremo come un Padre l’ascolteremo come un Profeta. Ovunque ci troveremo parteciperemo attivamente al continuo rinnovarsi della Chiesa come in un’eterna primavera. La renderemo giovane, radiosa della luce di Cristo, sempre più trasparente al suo volto di Luce. Vivremo in essa una ininterrotta Pentecoste poiché essa non vive se non nello Spirito del Signore. Questo amore della Chiesa lo vivremo per la gioia del Padre, attraverso il cuore del Figlio, nella luce dello Spirito. Con Maria, Madre della Chiesa e di ciascuno dei suoi membri, con Caterina da Siena, con i nostri papi santi: Giovanni XXIII, Paolo VI. Daniel Ange Mentre ti ricevo contemplo commosso e adorante il tuo continuo donarti o Figlio di Dio Benedetto. Tu veramente ci hai amato fino in fondo non solo perché ci hai dato tutto,cioè la tua vita, ma perché tutta la tua esistenza è stata un perenne atto di amore. Nel sacramento del tuo corpo e del suo sangue sei rimasto come colui che, nelle sembianze del servo, dona la vita al mondo senza sosta e sostiene ogni passo debole e vacillante Nell’ultima cena ci hai consegnato la tua missione di Inviato e quindi la tua realtà di sacerdote e pastore che si perpetua in noi per mezzo del sacramento dell’Ordine. Nell’oscuro giardino ti sei consegnato completamente a Giuda e a noi tuoi nemici, perché il male schiacciandoti restasse infine schiacciato. A Pilato e ai sacerdoti ti sei consegnato volontariamente per un giudizio iniquo senza misconoscere la tua regalità divina superiore ad ogni giudizio umano. Nella tua morte ci consegni il bene più caro, cioè tua madre e nel sangue e nell’acqua ci consegni il tuo spirito divino che fa di noi le nuove creature del tuo regno. Concedimi di non uscire mai da questa logica perché dimenticandomi completamente possa come te essere consumato da tutti coloro che aspettano amore e non lo trovano. Amen azb Signore Gesù Cristo, poiché tu sei vera luce, unzione salutare, parola e virtù, illumina il mio intelletto, risana il mio affetto, istruisci la mia lingua, volgi al bene il mio agire. Venendo in me, la tua grazia giunga all’intelletto e dall’intelletto passi all’affetto, dall’affetto alla parola, dalla parola alle opere. Crescendo in me, la tua grazia mi liberi dalla colpa quando ne sono pentito, mi aiuti nella tentazione quando lotto contro il male, mi sproni verso il meglio quando già cammino nel bene, mi conduca al traguardo della salvezza eterna attraverso il cammino della perfezione. Signore, poiché sei verità, carità, virtù e costanza vieni nell’anima mia che vacilla in uno stato di colpa e di pena. Vieni accanto a me per dare la vista al cieco, la parola al muto, la vita al morto, affinché con obbedienza, fede e carità io possa avvicinarmi a te. Entra in me dalle porte interne — l’intelletto e la volontà — e chiudi quelle esterne, affinché la tentazione che deriva dalla cattiva abitudine non giunga attraverso i sensi fino alla conoscenza e all’affetto invadendo tutto il mio essere. Guarda, abbi compassione, consolami, vieni in me con la tua grazia. Ordina all’anima che giace nel male di porsi a sedere con la buona volontà, di cominciare a parlare confessando le sue colpe, di alzarsi in piedi per operare il bene. Restituiscila alla grazia che nutre, perché rimanga in essa stabilmente. Signore, non sono degno che tu entri nella casa del mio corpo, perché il mio servo — la sensualità — giace paralizzato, prostrato dal male del peccato, e soffre terribilmente a causa della concupiscenza; ma dato che possiedo la ragione e, con il potere della grazia, ho a mia disposizione dei soldati le virtù naturali —, vieni in me sacramentalmente, dì soltanto una parola, e il mio servo sarà guarito (S. Alberto Magno, scienziato) Credo, o Signore, e confesso che Tu sei veramente il Cristo, Figlio del Dio vivente, che sei venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io. Credo ancora che questo è veramente il Tuo Corpo immacolato e questo è proprio il Tuo Sangue prezioso. Ti prego dunque: abbi pietà di me e perdonami tutti i miei peccati, volontari e involontari, commessi con parole, con opere, con conoscenza o per ignoranza, E fammi degno di partecipare, senza mia condanna, ai Tuoi immacolati misteri, per la remissione dei peccati e la vita eterna. Amen. Del Tuo mistico convito, o Cristo Figlio di Dio, rendimi oggi partecipe, poiché non svelerò il Tuo mistero ai Tuoi nemici, né Ti darò il bacio di Giuda, ma come il ladrone Ti prego: ricordati di me, o Signore, nel Tuo regno. O Signore, la partecipazione dei Tuoi misteri non mi torni a giudizio o a condanna, ma a salvezza dell’anima e del corpo mio. Amen (Divina Liturgia di S. Giovanni Crisostomo) Preghiera prima della meditazione Signore, volgiti e abbia pietà, Signore, Dio mio, luce dei ciechi e forza dei deboli, luce dei vedenti e forza dei forti, volgiti all'anima mia e ascoltala, mentre grida dal profondo. Donami ancora un pò di tempo per le mie meditazioni sulle profondità della tua legge: a chi bussa non chiudere la porta. Certo, non senza uno scopo hai voluto che si scrivessero tutte quelle pagine della Bibbia. Signore, compi in me l'opera tua e rivelami quelle pagine. La tua voce è la mia gioia, la tua voce è per me al di sopra di ogni altro piacere: Dammi ciò che amo, perché io amo, e anche quest'amore è tuo dono. Non abbandonare i tuoi doni e non trascurare questo filo d'erba assetato... Che io ti lodi per ogni verità scoperta nei tuoi libri: ch'io ascolti la voce della tua lode, mi abbeveri di te e mediti le meraviglie della tua legge dal principio, quando creasti il cielo e la terra, fino a quando regneremo con te in eterno nella tua santa città. Signore, abbi pietà di me e appaga il mio desiderio. (s.Agostino) Preghiera prima della comunione Dio onnipotente ed eterno, mi accosto al Sacramento del tuo Unigenito Figlio il Signore nostro Gesù Cristo come infermo al medico della vita; come immondo alla fonte della misericordia; come cieco alla luce dell’eterna chiarezza; come povero e miserabile al Signore del cielo e della terra. Imploro pertanto l’abbondanza della tua immensa larghezza perché tu voglia guarire la mia infermità, lavare le mie sozzure, illuminare la mia cecità,arricchire la mia povertà, coprire la mia nudità, per cui riceva il Pane degli angeli, il Re dei re, il Signore dei signori, con tale riverenza e umiltà, con tale purezza e fede quale si richiede per la salvezza della mia anima. Concedimi, ti prego, di ricevere non solo il Sacramento del Corpo e del Sangue del Signore, ma anche la realtà e la virtù di questo Sacramento. Dolcissimo Dio, fa’ che io riceva il Corpo del tuo Unigenito Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo che egli prese nel seno della Vergine Maria, in modo da essere unito al suo corpo mistico e annoverato fra i suoi membri. Concedimi, Padre amorosissimo, di contemplare infine apertamente e per sempre il Figlio tuo diletto, che ora mi propongo di ricevere adombrato sotto i veli eucaristici. Tu che vivi e regni, o Dio, insieme con lo Spirito Santo, per tuttii secoli dei secoli. Amen. (San Tommaso d’Aquino) Così come allora Signore mio Dio! So di non essere degno, né preparato, a farti entrare sotto il tetto della mia anima, poiché sono del tutto vuoto e in rovina, e tu non hai in me un luogo conveniente su cui posare il capo. Ma così come per causa nostra sei disceso dalle altezze e ti sei abbassato, scendi ora fino alla mia bassezza. Così come hai voluto essere deposto in una grotta e nella mangiatoia degli animali privi di ragione, entra nella mangiatoia della mia anima irragionevole e del mio corpo infangato. Così come hai voluto entrare e mangiare con i peccatori nella casa di Simone il lebbroso, degnati di entrare nella casa della mia anima, lebbrosa e peccatrice. Così come non hai respinto colei che era simile a me, la cortigiana e la peccatrice, quand’essa si accostò a te e ti toccò, così sii misericordioso verso di me, peccatore, che mi accosto a te e ti tocco. E come non hai ritenuto abominevole la sua bocca sporca e maledetta quand’essa ti baciò, non avere neppure in abominio la mia bocca che è più sozza e maledetta della sua, né le mie labbra infami, impure e profane, né la mia lingua ancor più impura. Il carbone ardente del tuo corpo tutto santo e del tuo sangue infinitamente prezioso siano piuttosto per la mia santificazione, per l’illuminazione e la salute della mia anima e del mio corpo, per la consolazione delle mie numerose trasgressioni, per la protezione contro ogni influenza del demonio. Allontani da me le mie abitudini malvage e nefaste e sia loro di ostacolo, al fine di annientare le mie passioni, perché possa adempiere i tuoi comandi, e sia moltiplicata la grazia divina e io possa essere ammesso nel tuo regno. Perché non mi accosto a te, Cristo Dio, con negligenza, ma confidando nella tua ineffabile bontà, nel timore che, privato totalmente della comunicazione con te, io possa essere preda del mistico lupo rapitore. Così ti prego, poiché tu solo sei santo, Signore, santifica la mia anima e il mio corpo, la mia mente e il mio cuore, le mie reni e le mie viscere, rinnovami completamente, radica il tuo timore nelle mie membra, e fa’ che la tua santificazione rimanga in me. Sii il mio aiuto e il mio protettore, dirigi la mia vita nella pace e rendimi degno d’esser posto ‘alla tua destra con i tuoi santi, per l’intercessione della Madre immacolata, delle potenze incorporee immacolate che ti servono, e di tutti i santi che ti sono stati graditi fin dall’inizio dei secoli. Amen! (G. Crisostomo) So che non comandi nulla d’impossibile; conosci meglio di me la mia debolezza e la mia imperfezione, sai pure che mai riuscirei ad amare le mie sorelle come le ami tu, se non fossi ancora tu, mio divino salvatore, ad amarle in me. È perché vuoi concedermi una simile grazia che hai fatto un comandamento nuovo. Ch’io lo ami, dunque, poiché mi dona la certezza che la tua volontà è di amare in me tutti coloro che mi comandi di amare. (Teresa di Lisieux) Dammi dunque, Signore, la caparra della futura eredità, una goccia almeno di pioggia celeste Dammi una goccia almeno per rinfrescare la mia sete, perché ardo d’amore. che non ti lasci vedere se non dai cuori puri, io cerco di capire, leggendo e meditando, cosa sia e come possa conseguirsi la vera purezza del cuore, per diventare capace, grazie ad essa, di conoscerti almeno un poco. Ho cercato il tuo volto, Signore, il tuo volto Signore, ho cercato; a lungo ho meditato nel mio cuore, e dal mio meditare è scaturito un fuoco, e il desiderio di conoscerti sempre più a fondo. Quando spezzi per me il pane della Scrittura, nello spezzare il pane ti fai riconoscere, e quanto più ti conosco, tanto più desidero conoscerti, non più soltanto nella scorza della lettera, ma nella percezione sensibile dell’esperienza. Non chiedo questo, Signore, per i miei meriti, ma per la tua misericordia. Riconosco infatti di essere un indegno peccatore, ma «anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla mensa dei loro padroni» . (GUIGO II IL CERTOSINO) Pregare non é riposarsi su di un libro e pensare vagamente Dio», non è un riposo né uno stare in ozio. Pregare è una fatica immensa, rude, che mette in gioco tutto noi stessi. Essere completamente presente a Dio, totalmente ricettivo davanti a Lui, non equivale ad un riposo. Domandare con tutto il nostro essere il tutto di cui noi abbiamo bisogno per noi stessi, per tutta la Chiesa e per il mondo intero, significa metterci in posizione contraria rispetto al nostro orgoglio fondamentale e al nostro egoismo originale: non è certo un oziare. Non so se noi facciamo della nostra preghiera questa respirazione a pieni polmoni, o se di quando in quando non respiriamo che con una metà o un quarto di polmone, a causa della fatica del lavoro o dell’indebolimento del non-lavoro. (M. Delbrêl) Un cuore dolce, è lungo da fare Un cuore dolce, é lungo da fare,si fa secondo dopo secondo, minuto dopo minuto, giorno dopo giorno. Come il filo di lana morbido e soffice fa, punto dopo punto, la maglia sui ferri che lo guidano, così le fibre del nostro cuore, sotto la spinta del tuo volere, diventano morbide e si addolciscono. In questa conversazione in cui il nostro silenzio riceve la parola di altri, il nostro pensiero si piega davanti ad altri pensieri, in queste cose inerti che sembrano volerci urtare: la nostra penna che scrive male, questo caldo che ci affatica, questo freddo che ci intorpidisce; in questo giudizio su di noi in cui riconosciamo male il nostro volto; in questi piccoli o grandi dolori che ci rodono dentro, lungo i nervi, lasciamo svolgersi la nostra vita. Lasciamo che i minuti si allunghino, uno dopo l’altro, maglia dopo maglia, nella rete provvidenziale con cui avvolgi tutto ciò che è tuo, Agnello, dominatore della terra. (M. Delbrêl) Se amate d'amore il Regno dei Cieli, vi rallegrerete che la vostra intelligenza sia in perdita di fronte alle cose divine e cercherete di credere meglio. Se la vostra preghiera è spoglia di emozioni tenere, saprete che Dio non si raggiunge con i vostri nervi. Se siete senza grande coraggio, vi rallegrerete di essere adatti alla Speranza. Se trovate le persone noiose e il vostro cuore miserabile, sarete contenti di avere in voi l’impercettibile carità. Quando, impoveriti di tutto, non saprete più vedere nel mondo che una casa svaligiata, in voi che una povertà senza belle apparenze, pensate a quegli occhi d’ombra aperti al centro della vostra anima, fissi a cose ineffabili, poiché il Regno dei Cieli è vostro. (M. Delbrêl) La cosa sacra noi uomini la portiamo soltanto in un fragile vaso d’argilla. Ma tu, o santo Spirito, quando abiti in un uomo, abiti in qualcosa di infinitamente inferiore. Tu, Spirito di santità, abiti in mezzo all’immondezza e alla contaminazione! Tu, Spirito di sapienza, abiti in mezzo alla stoltezza! Tu, Spirito di verità, abiti in mezzo all’inganno di se stessi! Rimani con noi, tu che non cerchi e cercheresti invano una dimora confortevole; tu che, creatore e rigeneratore, fai da te stesso la tua dimora, rimani con noi! Che almeno una volta possa dirsi che ti compiaci di questa dimora che tu stesso ti sei preparata in questo mio contaminato, perverso e fallace cuore. (SØREN KIERKEGAARD ) Non si può amare Dio in ogni uomo Non si può amare Dio in ogni uomo se si separa la carità dalla fede e dalla speranza. La fede e la speranza, è la preghiera che le dona. Senza pregare, noi non potremmo amare. E nella preghiera, e nella preghiera soltanto, che il Cristo si rivelerà a noi in “ciascuno”, per mezzo di una fede sempre più acuta e chiaroveggente. E nella preghiera che noi potremo domandare per ciascuno il dono senza il quale non c’è amore; è grazie ad essa che la nostra speranza si ingrandirà fino alla misura o al numero di coloro che incontreremo o alla profondità dei loro bisogni. Sono la fede e la speranza, dilatate dalla preghiera, che toglieranno dal cammino del nostro amore l’ostacolo più grosso: la preoccupazione di noi stessi. (M. Delbrêl) Maestro e Signore io non merito che tu t’introduca sotto il tetto della mia anima, ma dato che vuoi, come amico degli uomini, prendere dimora in me, io ti accosto con audacia. Tu ordini che io apra quelle porte che tu solo hai creato, per entrare con il tuo costante amore. Tu entrerai e illuminerai il mio pensiero infangato: lo credo, perché tu non hai mandato via quelli che venivano a te, né hai respinto il pubblicano penitente, ma tutti coloro che si avvicinavano a te nella conversione, li hai annoverati nel numero dei tuoi amici, tu che sei il solo benedetto, in ogni tempo, ora e nei secoli senza fine. Amen! (G. Crisostomo) La preghiera sacerdotale di Teresa Un mezzo semplice per un'anima semplice: "Attirami, noi correremo". Dalla preghiera sacerdotale di Teresa, ora vicina alla sua sera, trapela tutta la sua audacia. Da quando ho due fratelli e le mie giovani sorelle Novizie, se volessi domandare per ogni anima quanto ha bisogno e lo dettagliassi bene, le giornate sarebbero troppo brevi e temerei molto di dimenticare qualche cosa d'importante. Le anime semplici non hanno bisogno di mezzi complicati. Poiché appartengo a questo numero, un mattino durante il ringraziamento, Gesù mi ha dato un mezzo semplice per adempiere la mia missione. Mi ha fatto comprendere questa parola del Cantico dei Cantici: "Attirami, noi correremo all'odore dei tuoi profumi". O Gesù, non è dunque neppure necessario dire: "Attirandomi, attira le anime che amo". Questa semplice parola: "Attirami" è sufficiente. Signore, lo comprendo, quando un'anima si è lasciata catturare dall'odore inebriante dei tuoi profumi, non potrebbe correre da sola, tutte le anime che ama sono attirate sulla sua scia. Lo si fa senza costrizione, senza sforzo, è una conseguenza naturale della sua attrazione verso di te. Come un torrente che si getta con impeto nell'oceano e travolge tutto quanto incontra sul suo passaggio, così, Gesù, l'anima che si tuffa nell'oceano senza rive del tuo amore attira con sé tutti i tesori che possiede... Signore, tu lo sai, non ho altri tesori tranne le anime che ti è piaciuto unire alla mia: questi tesori, sei stato tu ad affidarmeli. Anch'io oso fare mie le parole che hai rivolto al Padre Celeste l'ultima sera che vivesti sulla terra, pellegrino e mortale. Gesù, mio Amato, non so quando il mio esilio finirà... più di una sera mi deve ancora vedere cantare nell'esilio le tue misericordie, ma infine, anche per me verrà l'ultima sera. Allora vorrei poterti dire, o mio Dio: "Ti ho glorificato sulla terra; ho adempiuto l'opera che mi hai affidato; ho fatto conoscere il tuo nome a coloro che mi hai dato: erano tuoi, e tu me li hai dati. Ora, conoscono che tutto quanto mi hai donato viene da te; perché ho comunicato loro le parole che tu mi hai comunicato, le hanno ricevute e hanno creduto che mi hai mandato tu. Prego per coloro che tu mi hai dato perché sono tuoi. Io non sono più nel mondo, ma loro ci sono e io ritorno a te. Padre Santo, conserva nel tuo nome coloro che mi hai dato. Ora vengo a te, ed è perché la gioia che viene da te sia perfetta in loro, che dico queste cose ora che sono nel mondo. Non ti prego di toglierli dal mondo, ma di preservarli dal male. Essi non sono del mondo, come io pure non sono del mondo. Non è soltanto per loro che prego, ma anche per quelli che crederanno in te per quanto avranno sentito dire. Padre mio, spero che dove io sarò, ci saranno pure coloro che tu mi hai dato e che il mondo sappia che tu li hai amati come hai amato me". Sì, Signore, ecco quello che vorrei ripetere dopo di te, prima di volare fra le tue braccia. È forse temerarietà? No, da molto tempo mi hai permesso di essere audace con te, come il padre del figlio prodigo parlando al figlio maggiore, tu mi hai detto: "Tutto quello che è mio è tuo". Le tue parole, Gesù, sono dunque mie e posso servirmene per attirare sulle anime che mi sono unite i favori del Padre Celeste. Ma, Signore, quando dico che dove io sarò desidero siano quelli che mi sono stati dati da te, non pretendo che non possano arrivare a una gloria più elevata di quella che ti piacerà darmi. Voglio semplicemente domandare che un giorno noi siamo tutti riuniti nel tuo bel Cielo. Tu lo sai, o mio Dio, non ho mai desiderato altro che amarti, non ambisco altra gloria. Il tuo amore mi ha prevenuto fin dall'infanzia, è cresciuto con me, e ora è un abisso di cui non posso sondare la profondità. L'amore attira l'amore, per questo, mio Gesù, il mio si slancia verso di te, vorrebbe colmare l'abisso che lo attira, ma purtroppo non è che una goccia di rugiada perduta nell'oceano!... Per amarti come bisogna amarti, è necessario che faccia mio il tuo stesso amore, solo allora troverò il riposo. Gesù, forse è un'illusione, ma mi sembra che tu non possa colmare un'anima di amore più di quanto tu abbia colmato la mia: per questo oso domandarti di amare coloro che tu mi hai dato come tu hai amato me. Un giorno, in Cielo, se scoprirò che tu li ami più di me, me ne rallegrerò, riconoscendo fin d'ora che queste anime meritano il tuo amore ben più di me. Ma, qui in terra, non posso concepire una più grande immensità d'amore di quella che a te è piaciuta prodigarmi gratuitamente senza alcun merito da parte mia. O mio Dio, Trinità che adoro, aiutami a dimenticarmi completamente, per fissarmi in Te, immobile e tranquilla, come se la mia anima fosse già nell'eternità. Nulla possa turbare la mia pace, né farmi uscire da Te, o mio Immutabile, ma che ogni istante m'immerga sempre più nella profondità del tuo Mistero. Pacifica la mia anima, rendila il tuo cielo, tua dimora prediletta, luogo del tuo riposo. Che non ti lasci mai solo, ma che sia là tutta, interamente desta nella mia fede, tutta in adorazione, pienamente abbandonata alla tua Azione creatrice. O mio Cristo amato, crocifisso per amore, vorrei essere una sposa per il tuo Cuore, vorrei coprirti di gloria, vorrei amarti fino a morirne. Ma sento la mia impotenza, e ti chiedo di "rivestirmi di te", d'identificare la mia anima a tutti i movimenti della tua anima, di sommergermi, d'invadermi, di sostituirti a me, affinché la mia vita non sia che un'irradiazione della tua Vita. Vieni in me come Adoratore, come Riparatore e come Salvatore. O Verbo Eterno, Parola del mio Dio, voglio passare la mia vita ad ascoltarti, voglio rendermi perfettamente docile per imparare tutto da Te. Poi, attraverso tutte le notti, tutti i vuoti, tutte le impotenze, voglio sempre fissate Te e restare sotto la tua grande luce. O mio Astro amato, affascinami perché non possa più uscire dalla tua irradiazione. O Fuoco consumante, Spirito d'amore, "discendi in me", affinché si faccia nella mia anima come una incarnazione del Verbo e io gli sia una umanità aggiunta nella quale Egli rinnovi tutto il suo Mistero. E Tu, o Padre, chinati sulla tua povera piccola creatura, "coprila della tua ombra", non vedere in lei che "il Prediletto nel quale hai posto tutte le tue compiacenze". O miei Tre, mio Tutto, mia Beatitudine, Solitudine infinita, Immensità in cui mi perdo, mi abbandono a Voi come una preda. Seppellitevi in me perché io mi seppellisca in Voi, in attesa, di venire a contemplare, nella vostra luce l'abisso delle vostre grandezze. B.Elisabetta della Trinità. Maria, Madre del si, tu hai ascoltato Gesù e conosci il timbro della sua voce e il battito del suo cuore. Stella del mattino, parlaci di Lui e raccontaci il tuo cammino per seguirlo nella via della fede. Maria, che a Nazareth hai abitato con Gesù, imprimi nella nostra vita i tuoi sentimenti, la tua docilità, il tuo silenzio che ascolta e fa fiorire la Parola in scelte di vera libertà. Maria, parlaci di Gesù, perché la freschezza della nostra fede brilli nei nostri occhi e scaldi il cuore di chi ci incontra, come Tu hai fatto visitando Elisabetta che nella sua vecchiaia ha gioito con te per il dono della vita. Maria, Vergine del Magnificat, aiutaci a portare la gioia nel mondo e, come a Cana, spingi ogni giovane, impegnato nel servizio ai fratelli, a fare solo quello che Gesù dirà. Maria, poni il tuo sguardo sull'Agorà dei giovani, perché sia il terreno fecondo della Chiesa italiana. Prega perché Gesù, morto e risorto, rinasca in noi e ci trasformi in una notte piena di luce, piena di Lui. Maria, Madonna di Loreto, porta del cielo, aiutaci a levare in alto lo sguardo. Vogliamo vedere Gesù. Parlare con Lui. Annunciare a tutti il Suo amore. “Per la pedagogia della santità –ha scritto Giovanni Paolo II nella Novo millennio ineunte- c'è bisogno di un cristianesimo che si distingua innanzitutto nell'arte della preghiera… Le nostre comunità cristiane devono diventare autentiche scuole di preghiera, dove l'incontro con Cristo non si esprima soltanto in implorazione di aiuto, ma anche in rendimento di grazie, lode, adorazione, contemplazione, ascolto, ardore di affetti…(leggi tutto)
|