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Preti e religiosi del nuovo millenio in dialogo

 

CONSIGLI PRATICI

In questa pagina raccogliamo frasi celebri, decaloghi, massime a grappolo  e anche  una serie di indicazioni e consigli per affrontare nel modo migliore  momenti importanti o impegnativi della vita. E’ qui che inseriamo il nostro F.A.Q. cioè le risposte alle domande più frequenti che anche voi avreste voluto rivolgerci.

SOMMARIO :

Il digiuno che piace al signore (.pdf)

Amare nel presente

Come vincere nelle sconfitte (A.Grün)

Padre ho peccato perché non ho riso abbastanza (Pronzato)

Dieci tesi sullo stile di vita sacerdotale (presentate dal dott. prof. W.Breuning di Bonn, e dal vescovo dott. K.Hemmerle di Aachen)

Quello che posso (AZB)

Tutti i santi non fanno che esortarci a fare la volontà di Dio

Non cercare di tacere, ma ascolta (M.Delbrel)

Vita cristiana In quattro parole: fare, patire, tacere, pregare (A.Rosmini)

DECALOGO DEL PRETE PECCATORE ( Ven. Jean J. Lataste +1869

I  dodici consigli del Beato Giacinto Cormier  (fondatore dell'Angelicum)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Amare nel presente

A M A R E

VALE SE

CONIUGATO AL PRESENTE

* * *

Che importa

non aver mai amato,

se ora sto amando?

Che importa

temere che non amerò mai più,

se ora sto amando?

Che importa

aver sempre amato,

se ora non sto amando?

Che importa

prevedere che amerò sempre,

se ora non sto amando?

 

Ciò che importa è

amare nell’attimo presente.

Ciò redime il passato,

prepara il futuro,

consacra il presente.

È vita eterna.

---------------

Ecco perché nel cuore della Chiesa che è mia Madre, io sarò l’amore

Ecco perché dove non c’è amore, metti amore e troverai amore

Ecco perché alla sera della vita saremo giudicati sull’amore

Chi ama conosce (possiede - sperimenta) Dio-Amore

 

 

Come vincere nelle sconfitte

1)Non ascoltare le voci della tua infanzia, perché sono spazzatura!  Cristo dice: sono io la tua forza, il tuo coraggio, la tua legittimazione.


2) Distaccati dalle radici del tuo rigorismo, dei tuoi ideali troppo elevati, del tuo autolesionismo!  Cristo dice: gloriati! Non sottovalutarti! Cerca di essere completamente te stesso.


3) Prendi conoscenza della tua felicità! Accettala! Sii grato per questo!  Cristo dice:abbandona ciò che hai alle spalle, protenditi verso ciò che ti sta dinanzi!


4) Affidati alla tua voce interiore!  Cristo dice: trasformati nell’immagine dite che io porto in me!


5) Segui il tuo sogno! Cristo dice: conserva i tuoi sogni, impara a viverli.

 

6) Vivi la traccia della gioia! Cristo dice: il bambino che sta in te vuole vivere.

 

7) Abbi l’ardire di vivere i tuoi doni,anche quando non ti senti perfetto!
Cristo dice: entra sulla scena della tua vita con le scarpe slacciate e non farti paralizzare dalle tue paure.

 
8) Vivi l’attimo presente! Cristo dice: anch’io voglio essere dove sei tu!

 

9) Di’sì a te stesso!
Cristo dice: la mia immagine è riflessa sul tuo volto! Sono io a darti il volto che hai.


10) Vivi la tua creatività Cristo dice: tu sei unico!

 

                                                                                    (A. Grün)


 

Padre, ho peccato
perché non ho riso abbastanza

Qualche anno fa ho composto una preghiera, inserita nel volume

Tutti i figli di Dio hanno le mani, che si attaglia piuttosto bene al tema di questo mese.

 La riproduco con qualche leggero ritocco:
«Ho un piccolo, tormentoso sospetto, Signore.
Temo che, nell’ultimo giorno, mi rimprovererai
per non aver riso abbastanza su questa terra.
Eppure gli spettacoli divertenti non mancano,
né scarseggiano gli attori comici volenterosi. Cominciando
da me.

Sì, mi accuserai di non aver riso di me stesso.
Della mia supponenza.
Del sentirmi al centro del mondo.
Dell’illusione che tutto dipenda dal mio fare
e che il progresso sia in rapporto al mio correre.
Della preoccupazione ossessiva di ciò che gli altri pensano di me.
Del certificato di importanza che mi attribuisco abusivamente.
Delle mie lacrime infantili. Delle mie angosce... capricciose.
Delle mie paure. Dei miei fallimenti.
Ma mi domanderai conto severo anche per non aver riso abbastanza
dei troppi personaggi tronfi e pittoreschi, boriosi e inconsistenti,
tonanti e innocui, mollicci e inamidati, pieghevoli e impettiti,

appariscenti e vuoti, goffi e ieratici, ingombranti e senza peso reale
che dominano la scena del mondo (qualche volta anche religioso).
Individui convinti che la terra ruoti grazie alle loro spinte,

che il sole spunti al mattino richiamato dai loro chicchirichì,

 che il regno di Dio poggi sulle loro spalle,

che tutto il sapere sia condensato nella loro smisurata scatola cranica.
“Grandi” che si nutrono di omogeneizzati a base di applausi, inchini e incenso,
hanno bisogno di essere tonificati dalla popolarità, e temono la critica più delle pallottole».
«...E poi la mandria sterminata dei cortigiani, turiferari, trombettieri,

 maestri delle cerimonie, reggicoda, gli adulatori
sbavanti, gli uomini del “sì” sempre e comunque, gli organizzatori del consenso.
E quelli che si incaricano di evitare al principe ogni più minuscolo fastidio,
specialmente quello della conoscenza della realtà.
E poi le discussioni futili, le polemiche accanite (per le cause più sbagliate),
gli sdegni, gli scandali, le proteste “vigorose” (per i motivi più futili),
il linguaggio diplomatico, il gergo dei dotti, i consigli degli esperti,
le acrobazie dei voltagabbana, le contorsioni dei carrieristi,

 le facce di tolla degli specialisti del salto in basso,
le montagne di discorsi, la slavina di documenti inutili, la frana di “ferme prese di posizione”.
E gli esperti dell’aria che tira, i coraggiosi trascinatori del carro del vincitore,
gli innumerevoli iscritti al “partito preso”,
i registi degli applausi a comando e i frequentatori inamovibili
del palco, - i portaborse e i portasorrisi, i mezzibusti fotografici e televisivi
e quelli che pretendono di essere ammirati dalla testa giù giù... fino ai pensieri.
Quale materiale sterminato per provocare il riso, addolcire l’esistenza,
spazzar via i nuvoloni neri, compensare le lacrime (vere).

Materiale fornito “provvidenzialmente” e con larghezza dagli
uomini di quaggiù, da coloro che si ritengono seri,
dagli individui afflitti — scusa — dal “complesso del padreterno
Materiale inesauribile e troppo spesso colpevolmente inutilizzato.
Dovrò rendertene conto, Signore...»

«Signore, devo convincermi che la risata liberatrice rappresenta una pratica ascetica fondamentale.
Il riso mi prepara all’eternità scrollandomi di dosso la polvere del contingente, le impalcature traballanti,

 i monumenti tarlati, le bardature solenni, il trucco e la vernice, le grandezze miserabili, i pesi ingombranti.
Il riso è ridimensionamento di ciò che pretende essere assoluto,
demitizzazione impietosa di tutti i divismi, sdrammatizzazione degli incidenti di percorso e dei guai che
ci affliggono, correzione delle visioni distorte della realtà, spoliazione delle apparenze,
accertamento della provvisorietà, riduzione all’essenziale, tutela della propria libertà (oltre che della dignità).

Signore, probabilmente la terra è una valle di lacrime.

 Ma forse non ci siamo ancora accorti che Tu ci hai dato il riso per prosciugarla almeno un po’.
E io temo proprio che quel Giorno non mi chiederai se avrò pianto a sufficienza,
ma vorrai accertare se avrò riso abbastanza...
Per caso, i peccati di omissione non riguardano anche il settore del ridere?
L’Apocalisse (21,4), sulla scorta di Isaia (25,8), ci assicura che Tu asciugherai le lacrime dai nostri occhi.
Ma non dice che spegnerai il riso sui nostri volti».

               

                                                                                                       A. Pronzato

 

 


Dieci tesi

sullo stile di vita sacerdotale*
1. É più importante il modo in cui vivo da prete che l’attività che come prete svolgo.
2. É più importante ciò che Cristo fa in me di quel cht io stesso faccio.
3. É più importante che io viva l’unità del presbiterio, piut. tosto che realizzi da solo i miei impegni.
4. É più importante il servizio della preghiera e della parola che il servizio alla mensa.
5.É più importante che io collabori spiritualmente con gli altri, invece di voler fare tutto da solo.
6. E più importante che mi limiti a pochi e chiari punti, invece di fare tutto in fretta ed a metà.
7. E più importante agire nell’unità che operare, seppur perfettamente, nell’isolamento. Quindi è più importante la
collaborazione del lavoro, la communio dell’actio.
8. Più importante, perché più feconda, è la croce, meno le nostre realizzazioni pratiche.
9. Più importante è l’apertura all’insieme (quindi all’intera comunità, alla diocesi, alla chiesa universale),

 meno gli interessi particolari, per quanto rilevanti.
10. Più importante è testimoniare a tutti la nostra fede, invece di sentirsi costretti a soddisfare le richieste che di volta
in volta ci pervengono.

*Presentate dal dott. prof. W. Breuning, Bonn, e dal vescovo dott.
K. Hemmerle, Aachen.  


 

Quello che posso..

 Signore non sono in grado di fare cose grandi e appariscenti, ma  posso sempre fare un’infinità di cose piccole lasciando una traccia di amore vero dietro di me.

Signore non sono puro come un angelo, ma certamente non aspetterò di essere perfetto per fare qualcosa: continuerò a donarmi meglio che potrò a tutti coloro che incontrerò ogni giorno, dimenticando il più possibile me stesso per mettere gli altri al centro della mia vita.

Signore la gioia e l’entusiasmo di un tempo sembrano tramontati, ma non voglio vivere di rimpianti: metterò me stesso e le mie emozioni in secondo piano e continuerò a cercare la gioia duratura nella fatica di una fedeltà quotidiana alla legge dell’amore a tutti i costi.

Signore sento ormai anche la fatica di dover parlare, insegnare,predicare: tutto sembra cadere nel vento come i petali di una rosa sfiorita che non lasciano traccia di se. Ma non cadrò nella tentazione della sterile condanna del mio tempo, mi aprirò invece all’ascolto ancor più attento del mio prossimo perché possa esprimersi in me come un pittore sulla tela.

Signore ogni giorno mi scopro sempre più debole e pieno di difetti, ma non andrò a cercare scuse e a mendicare giustificazioni e comprensione. Investirò al massimo in questa situazione con un’incrollabile fiducia nella tua misericordia perchè il tuo amore è più forte del nostro peccato.

Signore il mio egocentrismo è soffocante, ogni attività è come un palcoscenico per affermare me stesso e per richiamare gli applausi della gente. Ma non mi fermerò ora che ho scoperto di essere fondamentalmente un egoista. Voglio scoprire e amare il nascondimento, voglio dimenticarmi ed essere dimenticato per essere più vicino al tuo cuore e a quello dei miei fratelli.

In conclusione non mi fermerò a  struggermi  per quello che non posso, non riesco e non voglio fare e neppure per le mie infinite cadute facendo così trionfare il mio straordinario orgoglio. Non sciuperò così le molteplici opportunità di fare ogni giorno tutto il bene che posso, con le infinite risorse che ancora mi restano e che tu mantieni intatte in me con la tua presenza intima. Sento che questo è il modo per fare finalmente, non la mia, ma la tua volontà.  

AZB

Tutti i santi non fanno che esortarci a vivere la Volontà di Dio:

Per san Francesco di Sales: «L'anima che ama Iddio è tanto trasformata nella divina Volontà da meritare di essere chiamata "Volontà stessa di Dio"».

«L'anima corre come un cavallo sfrenato - dice Caterina da Siena - di grazia in grazia velocemente e di virtù in virtù, 'ché non ha alcun freno che la trattenga dal correre, perché ha tagliato in se ogni disordinato appetito e desiderio della propria Volontà, i quali sono i freni e i legami che non lasciano correre le anime degli uomini spirituali».

«Non dimenticatelo mai - dice Teresa d'Avila - perché è importantissimo. L'unica brama di chi vuol darsi all'orazione deve essere di fare il possibile per risolversi a conformare la sua Volontà a quella di Dio».

«La somma perfezione non sta nelle dolcezze interiori, nei grandi rapimenti, nelle visioni e nello spirito di profezia, bensì nella perfetta conformità del vostro volere a quello di Dio».

«Mentre pensavo se non avessero ragione di vedermi di malocchio uscir di clausura per fondare monasteri e se non fosse meglio darmi con maggior impegno all'orazione, intesi queste parole: "Finché si è sulla terra, il profitto non consiste nel maggiormente godermi, ma nel fare la mia Volontà"».

Una regola d'oro che tutti i santi ci confermano è di vivere bene l'oggi, l'affanno di ogni giorno, il momento presente.

Caterina da Siena diceva: «La fatica che è passata, noi non l'abbiamo, però che è fuggito il tempo; quella che è a venire non l'abbiamo però che non siamo sicuri di avere il tempo».

E Antonio Abate: «Ricominciare oggi di nuovo, nella purezza di cuore e nell'obbedienza alla Volontà di Dio».

Maestra del vivere il presente è Teresa di Lisieux: «Approfittiamo del nostro unico momento di sofferenza, badiamo solo all'attimo che passa; un attimo è un tesoro».

«La mia vita è un baleno, un'ora che passa, è un momento che presto mi sfugge e se ne va.

Tu lo sai, mio Dio, che per amarti sulla terra non ho altro che l'oggi».

I1 completo abbandono alla Volontà di Dio, Teresa d'Avila l'ha espresso con una bellissima poesia:

«Vita o morte, trionfo oppure infamia, infermità o salute, sia in pace che tu mi voglia o in orride pene continue e acute, tutto accetta e gradisce questo cuore: Dimmi che vuoi da me, dimmi, Signore.

«Dammi ricchezza o in povertade astringimi, inferno dammi o cielo, vita sepolta fra più dure tenebre o senza velo: a tutto mi sottometto, o dolce Amore: Dimmi che vuoi da me, dimmi, Signore.

«L'Alma, se vuoi, di gioia inalterabile oppure d'assenzio inonda; divozione, orazione, ratti ed estasi o siccità profonda; nel tuo volere trova pace il cuore: Dimmi che vuoi da me, dimmi, Signore».
 

La tensione fra Volontà umana e Volontà divina è vissuta da Gesù stesso nell'Orto degli Ulivi:

«Padre, se è possibile, si allontani da me questo calice... Tuttavia sia fatto non ciò che voglio io, Padre, ma ciò che vuoi tu».

«Soffri e non vorresti lamentarti - dice José Maria Escrivà - Non importa se ti lamenti. È la reazione naturale della nostra povera carne. Purché la tua Volontà voglia, ora e sempre, quello che vuole Dio».

Ma poi vengono i frutti: «La piena accettazione della Volontà di Dio porta necessariamente la gioia e la pace: la felicità nella croce».

La Chiesa ha illuminato sempre con la sua dottrina il cammino dell'uomo verso Dio, chiarendogli i misteri del suo volere.

Il Concilio Vaticano II ci ricorda la consolante affermazione di Paolo: «Dio vuole che tutti gli uomini si salvino e arrivino alla conoscenza della verità».

Con chiarezza poi il Concilio ci ricorda: «Il Padre vuole che noi riconosciamo ed efficacemente amiamo Cristo in ciascuno dei nostri fratelli. Ma vi è anche la vita di tutti i giorni, con le sue vicende che, se vengono prese con fede dalla mano del Padre celeste, servono a santificarci, perché sono il mezzo per cooperare alla Volontà divina».

La voce di Dio parla anche attraverso i Vescovi, dice il Concilio: «Essi fanno le parti dello stesso Cristo, Maestro, Pastore e Pontefice».

C'è poi la voce di Dio che parla nel nostro cuore. Per chi la sa ascoltare essa diventa come il faro che guida sulla rotta dell'esistenza.

Nel Concilio si è parlato spesso anche di segni dei tempi nei quali bisogna imparare a scorgere con la luce della fede il progetto di Dio nel cammino della storia. Fra questi segni dei tempi vi è la ricerca dell'unità fra le Chiese separate.

«La Volontà di Cristo - dice Giovanni Paolo II - ci stimola a lavorare seriamente e costantemente per l'unità con tutti i nostri fratelli cristiani».

* * *

Ma come va fatta la Volontà di Dio? «Con estrema fiducia e senza riserva», dice Giovanni Paolo II. «La nostra resa alla Volontà di Dio deve essere totale, il Sì detto una volta per sempre».

Di fronte alla morte che vede giungere, Paolo VI ci apre il suo animo: «Non più guardare indietro, ma fare volentieri, semplicemente, umilmente, fortemente la Tua Volontà. Fare presto, fare tutto, fare bene. Fare lietamente ciò che ora tu vuoi da me, anche se supera immensamente le mie forze e se mi chiede la vita».

Papa Giovanni nel suo «Giornale dell'anima» scriveva: «La mia vera grandezza consiste nel fare totalmente e con perfezione la Volontà di Dio.

Tutto il creato compie la Volontà di Dio. I cieli, mossi dalla sua Volontà, gli stanno sottomessi in pace - scrive Papa Clemente Romano -: Il giorno e la notte percorrono il corso da lui prescritto senza ostacolarsi a vicenda. Il sole e la luna e i cori delle stelle girano come egli ha ordinato, in armonia, e senza deviare dall'orbita da lui segnata. L'immenso mare ricurvo, che per l'opera sua creatrice si raccolse nei suoi alvei, non oltrepassa mai i confini che gli pose intorno».

Nel "Padre Nostro" chiediamo: «Sia fatta la tua Volontà come in cielo così in terra».

«Quando questo sarà compiuto, allora tutto sarà cielo - esclama Pietro Crisologo -. Allora tutti saranno una cosa sola, anzi uno solo, il Cristo, tutti, quando in tutti vivrà l'unico Spirito di Dio».

 

Non cercare di tacere, ma ascolta. (Alcide, un giorno in cui aveva delle cose interessanti da dire).
Non dire se non ciò che non fa tacere Dio. (Un giorno in cui aveva bisogno di distensione) .

Il primo gradino della mistica scala del silenzio è evitare di ascoltarsi parlare. (Durante una esposizione brillantemente condotta). Il richiamo di Dio non rompe il silenzio; è per questo che il suono del telefono, il campanello della porta, i richiami familiari dei tuoi fratelli non potrebbero nuocere al silenzio. (E difficile collocare questo testo. L'usura della carta testimonia che Alcide vi aveva fatto ricorso molte volte)
Parla a Dio invece di parlare a te stesso; per pregare, avrai almeno questo tempo. (Un giorno in cui scambiava qualche impressione con se stesso).

Il silenzio è fatto per ascoltare Dio; quando Dio parla attraverso le sue creature, non è sempre conveniente togliergli la parola. (Al capezzale di un fratello già molto addentro nella seconda infanzia).
Il penultimo gradino della stessa scala (la mistica scala del silenzio) è, dicono, ascoltare gli altri. (Il commento a queste parole è cancellato)
.
Il vero silenzio non elimina mai la carità. (Un giorno in cui rispondeva a monosillabi a qualcuno che l'annoiava)  Ricordati che la preghiera è fatta per rendere buoni e non per impedire di esserlo. (Alcide, un giorno in cui lo si veniva a cercare in chiesa) 11
Per trovare Dio, bisogna sapere che è dappertutto ma sapere anche che non vi è solo. (Utilizzava volentieri questa frase quando un sacco di cose lo interessavano e quando un sacco di persone lo disturbavano).
Se ami il deserto, non dimenticare che Dio preferisce gli uomini. (Recitando il rosario nel metro)"
Non lasciare i tuoi figli per fare il bello col loro Padre. (Un giorno in cui faceva una preghiera "tra te e me")
(M. Delbrel)

 

Vita cristiana in quattro parole:
fare, patire, tacere, pregare


Fare con diligenza gli obblighi del proprio stato.
Patire volentieri le tribolazioni interne ed esterne, che Iddio in qualsivoglia modo ci manda.
Tacere i difetti del prossimo, i disgusti ricevuti, ciò che ridonda in propria lode e riputazione, e tutte le parole oziose.
Pregare Iddio padre nostro celeste incessantemente: invocare nei travagli, nelle tentazioni, nel principio, nel fine delle nostre opere Gesù e Maria, domandare ogni grazia nei loro nomi, e particolarmente l’aumento della fede, speranza e carità per sé e per tutti gli altri.

MASSIME DI PERFEZIONE CRISTIANA

1)      Desiderare unicamente e infinitamente di piacere a Dio, cioè di essere giusto

2)      Rivolgere tutti i propri pensieri ed azioni all’incremento e alla gloria della chiesa di Gesù Cristo

3)      Rimanere in perfetta tranquillità circa tutto ciò che avviene per la divina disposizione a non solo a riguardo nostro, ma anche  a riguardo della Chiesa di Gesù Cristo operando a pro di essa dietro la divina chiamata.

4)      Abbandonare totalmente se stesso nella divina provvidenza

5)      Riconoscere intimamente il proprio nulla

6)      Disporre tutte le occupazioni della propria vita con uno spirito di intelligenza.

 

DECALOGO DEL PRETE PECCATORE ( Ven. Jean J. Lataste +1869)

1)        Tutti  i vostri  peccati, per grandi che possano essere, non arriveranno mai alla proporzione del suo amore che è infinito come la sua  misericordia. Qualunque cosa abbiate fatto o  facciate non disperate mai della misericordia di Dio. Per questo non esponetevi al rischio della disperazione resistendo in modo ostinato alla misericordia di Dio.

2)        Quali che siano il numero e la gravità dei vostri peccati  potete avere fiducia . Se avete il desiderio di convertirvi vi saranno perdonati. Più i vostri peccati sono grandi e numerosi più dovete avere fiducia nella  misericordia di Dio.

3)        Dopo le loro cadute e i castighi subito ammiro tutto ciò che Dio fa per la loro conversione e tutto quello che la sua grazia fa tuttora in esse di più meraviglioso per cesellarle delle anime che le siano consacrate.

4)        Dio sia benedetto. Vuole egli mostrare che con niente e meno di niente, uno strumento miserabile, egli può fare tutto? Ciò che so e ciò che mi dona ancora più di fiducia è che io sento vivamente la mia estrema miseria e che sono pronto ad una pubblica umiliazione se Dio lo trova utile, ma io non posso ragionevolmente e giustamente pretendere niente di meglio né dal punto di vista naturale né da quello soprannaturale. Sono troppo lontano da ciò che dovrei essere e da ciò che sarei se fossi sempre fedele alle grazie e alla chiamata di Dio. Pregate per me , perché lavorando alla santificazione di quelli che ne hanno bisogno, lavori con maggiore impegno  a santificare me stesso, che ne ho più bisogno ancora.

5)        Quando si dona alle anime Gesù non guarda affatto quello che sono state ma ciò che sono; né se hanno sbagliato ma come esse amano. Penitenti o immacolate egli valuta le anime, non importa quali, solamente secondo il peso dell’amore.

6)        Ciò che mi fa più pena è che per il momento (questo desiderio di santità) si affievolisce in me. Speriamo non si indebolisca o si spenga del tutto! Certamente io amo meno nostro Signore che all’inizio della mia vita religiosa. Ne sono umiliato e ne soffro vivamente, ma è così! O Dio liberami da me stesso, svuotami completamente di ciò che sono e riempimi fino all’orlo di te  e di te solo.

7)        Ho peccato così spesso. Così spesso ho chiesto e ottenuto il perdono di Dio per ricadere di nuovo? Che importa?

8)        Più i vostri peccati sono numerosi più dovete avere fiducia in Dio.

9)        Io sento molto forte di non essere stato in quell’opera che uno strumento passivo; quasi esclusivamente passivo nella mani di Dio. Mi sono agitato, è possibile,ma è Dio che ha guidato tutto. Io non ho fatto che guardare.

10)      E’ dunque vero, i più grandi peccatori hanno in loro stessi ciò che può farne i più grandi santi. Ho avuto l’occasione una volta di più di ammirare l’opera della grazia in quelle anime e di constatare la necessità e l’urgenza di questa fondazione (Betania).

11)      Non ho mai  giudicato né condannato nessuno: non ho mai covato nel cuore niente contro qualcuno: spero che Dio faccia altrettanto con me.

12)      Quando si ama Dio lo si vede come un buon padre che ci conduce come per mano, nel momento presente e si trova riposo nell’umile e ferma fiducia nella sua misericordia.

 

I  dodici consigli del Beato Giacinto Cormier  (fondatore   dell’Angelicum)


I - Vigilando sulla purità d’intenzione, non solo dovete escludere le intenzioni basse e terrene ma, fra le intenzioni divine, preferire’quelle che sono animate dalla carità, regina delle virtù!


Il - Nell’orazione mentale cercate pochi punti, ma luminosi; poche risoluzioni, ma pratiche e stabili.

 
III - Meditando Maria considerate, principalmente, gli intimi rapporti di tutta la sua vita con i grandi misteri della Redenzione, per i quali è Stata chiamata nostra Corredentrice. Da ciò deriva la sua bellezza divina, con la quale ci incanta e la sua principale potenza di intercessione, che ci tiene continuamente ai suoi piedi, supplici e fiduciosi.

 
IV - Rinnovando i nostri voti religiosi o le promesse del battesimo o quelli della pia Associazione a cui appartenete, accresceteli, non quanto al numero e alla natura degli impegni, ma aumentando la cognizione luminosa della loro eccellenza nel nostro spirito e, nella nostra volontà aumentando l’energia, lo slancio, la gioia che accompagneranno questa rinnovazione.

 
V - Nel corso della giornata, mandate spesso il vostro cuore ai piedi del Tabernacolo per adorare, benedire ringraziare, implorare perdono, chiedere aiuto. Non ritornate mai a mani vuote.

 
VI - In mezzo alle occupazioni dominate l’anima vostra, mettendo la pace e la pazienza in ogni cosa. Ma specialmente quando sorgono malintesi, contestazioni e, per voi in particolare, umiliazioni, di modo che possiate trarre’, dal male stesso, un consolante accrescimento di bene.

 
VII - Abbiate sempre a vostra disposizione un vasto e ricco repertorio di orazioni giaculatorie, per servirvene in ogni momento secondo le intenzioni; ma, tra queste, due o tre siano da voi le preferite e più recitate, al punto di ripeterle senza neppure accorgervene. Non saranno, per ciò stesso, meno gradite a Dio e meno salutari per voi.

 

VIII - Dite ai vostri doveri più ripugnanti e più penosi, richiesti dal vostro regolamento o dalle disposizioni dei vostri superiori: “Venite, accorrete affinché vi abbracci; voi siete i miei fratelli e le mie sorelle, la mia gioia e la mia felicità, la mia salvezza e la mia gloria eterna”.


IX - Se vedete intorno a voi manifestarsi dei difetti, invece di censurarli esternamente con parole mordaci ed internamente con riflessioni amare, pregate Dio di perdonarli e, soprattutto, riparateli sia dando il buon esempio, sia raddoppiando di zelo nel far bene ogni cosa e, specialmente, quelle che sono più trascurate e meno in vista.


X - Al fine di ottenere più facilmente da Dio e da Maria Vergine le grazie che desiderate per l’anima vostra e per le vostre opere buone, fate pregare i bambini, come - raccomandava San Francesco Saverio. Le loro preghiere, imbalsamate di semplicità ed innocenza, esercitano sul cuore di Dio un incanto al quale non può resistere. Quanti benefici ottenuti da quest’armata di piccoli intercessori!


XI - Se fate un po’ di bene, rallegratevi. Ma, ancor di più, umiliatevi considerando che, per colpa vostra, questo bene non è stato penetrato da quelle mire di fede, improntato a quei sentimenti di abnegazione di voi stesse, che avreste dovuto e potuto apportarvi e ciò è un furto all’onore divino. Il vostro trasporto, la vostra disposizione, le vostre irriflessioni, le vostre condiscendenze per lo spinto umano, che ancora regna in voi, sono stati, in questo danno, i vostri complici. Quando la finirete con essi?

 
XII - Quando a sera giunge l’ora del vostro riposo, considerate il letto come la vostra bara, i lenzuoli come la vostra coltre. Accettare la morte come castigo, è giusto:
accettarla per fuggire il peccato, è saggezza; ma il è meglio accettarla per amore. Con queste tre intenzioni, baciate tre volte la terra. Poi, addormentatevi nella fiducia e nel santo abbandono per il giorno e per
l’ora.

 

 

 

 

 

 

 

 

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