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DOMENICA III di QUARESIMA ( C ) Il cardinale Newman affermava che: «Qui in terra vivere è cambiare ed essere perfetto è aver cambiato spesso»: ovviamente intendeva parlare della conversione. Infatti quando venisse a mancare questa spinta a cambiare su tutta la linea della conversione, l’uomo non sarebbe più vivo, ma sopravvivrebbe, sarebbe come morto, scrive l’Apocalisse: «Sembri vivo ma sei morto» (3,1). Il senso del nostro vivere sta appunto nel migliorarci continuamente nell’essere oggi un po’ meglio di ieri ed un po’ peggio di domani; nel fare della nostra vita una storia e non una somma di segmenti senza senso. In tal caso io devo poter guardare la mia vita trascorsa e poter cogliere una linea di crescita personale e spirituale che giustifichi impegno, fatica, lotta, dolore, assieme anche a tutte le cose belle che il Signore mi dona. La nostra vita deve essere un camminare col collo teso in avanti, come direbbe S. Paolo (cf Fil 3,13). In tal caso precisa il cardinale Newman «il senso del tempo è la mia conversione». Mons. Mariano Magrassi scrive: «Io ricordo il sentimento che mi ha riempito il cuore, in un momento in cui, dopo essere stato condannato dai medici a una morte certa e imminente, mi sono ritrovato a vivere. La vita ha preso allora il volto di un dono nuovo da parte del Signore. Ma nello stesso tempo ho avvertito che il dono comportava una nuova responsabilità. Ho scritto nelle mie note intime: Questo tempo il Signore me lo dà per la mia conversione. Il Signore ha commisurato il tempo della mia vita in funzione del progetto che egli ha assegnato a me, e questo tempo ci vuole tutto per realizzare il suo progetto. Devo continuamente andare avanti, passo dopo passo, in un movimento continuo di rinnovamento. Non posso mai fermarmi. Chi si ferma è perduto». Il Signore ci richiama a questo dinamismo mediante la sua parola ma anche attraverso i fatti e la cronaca di ogni giorno. Troppo spesso noi cristiani ci limitiamo a guardare, inorriditi, quello che succede nel mondo e sprechiamo il nostro tempo in inutili lamentele, o tutt’al più crediamo di fare il nostro dovere e di essere a posto in coscienza quando denunciamo certi misfatti. Ma è troppo poco. Quando vediamo attorno a noi tanto male morale e fisico siamo chiamati ad interrogarci sul significato di quello che succede, su quello che attraverso tali fatti il Signore ci vuol comunicare. Il cristiano è un attento scrutatore dei segni dei tempi, ossia, legge la storia interpretandola come Parola speciale del Signore. Qualche volta il Signore ci parla anche attraverso il dolore per la morte di qualche persona cara. La reazione più istintiva, e per certi versi anche più comprensiva, è quella di lamentarci con lui o addirittura di andare in crisi di fede. Questo capita specialmente quando il lutto colpisce una persona giovane o quando arriva improvvisamente. Ma il credente vero sa scorgere anche in questi eventi un messaggio, un richiamo alla fragilità della propria vita, alla relatività dei valori terreni ed alla perennità di quelli spirituali. Non a caso le persone più riflessive vivono tali frangenti come richiami alla conversione. Per questo la conversione più vera sarà quella che ci permetterà di cogliere anche nei fatti più dolorosi un evento di salvezza. Infatti, guardando a Gesù che ci salva, offrendo la propria vita fino alla morte, impariamo anche noi ad offrire a Dio Padre la nostra vita, in obbedienza al suo volere fino alla morte. In tal caso quella che avrebbe dovuto essere la nostra suprema sconfitta diventerà la nostra più grande vittoria, perché avremo confidato nell’autore della vita donandogli la prova più grande della nostra fede e del nostro amore. Ed egli ci ricambierà con un amore che va oltre la morte, con una vita che non avrà più fine. Certo a questa conversione non si giunge di colpo, con una scelta fatta una volta per sempre, ma si consegue giorno dopo giorno, con tanta pazienza come tanta ne ha il Signore nei nostri riguardi. ( Monastero S. Cuore – Roma) Commento paolino a questo Vangelo:“O ti prendi gioco della ricchezza della sua bontà, della sua tolleranza e della sua pazienza, senza riconoscere che la bontà di Dio ti spinge alla conversione? Tu, però, con la tua durezza e il tuo cuore impenitente accumuli collera su di te per il giorno dell'ira e della rivelazione del giusto giudizio di Dio, il quale renderà a ciascuno secondo le sue opere: la vita eterna a coloro che perseverando nelle opere di bene cercano gloria, onore e incorruttibilità; sdegno ed ira contro coloro che per ribellione resistono alla verità e obbediscono all'ingiustizia. (Rm 2,4 – 8)
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