Preti e religiosi del nuovo millenio in dialogo
Preticattolici.it
Menu Principale
Chi siamo
Documenti
Eventi
Omelie ai preti
Consigli pratici
Esperienze
Il Problema
Lectio divina
Teologia spirituale
Magistero
Scuola di preghiera
Testimoni
Links utili
Psicologia
Relax
News
Preticattoliciblog
Sito registrato nella lista
copyright 2007-2010
Sito ottimizzato per i.explorer. Vedi consigli e suggerimenti
DOMENICA XXIII ( C ) Oggi il vangelo inizia con un’impennata polemica fortissima: “Siccome molta gente andava con lui, Gesù si voltò indietro e disse...”. Siccome molta gente si crede cristiana senza saperne le esigenze specifiche o prenderne sul serio tutta la radicalità di scelte ...; siccome troppi si accontentano del minimo, identificano fede e buon senso comune, praticano la Chiesa ma fino a che non scocci troppo...; siccome molti dicono che ogni religione è uguale, basta seguire la propria coscienza...; siccome tutti siamo tentati di addolcire il vangelo e di adattarlo ai propri gusti ..., Gesù si ferma e dice: Oh... ma sai bene cosa vuol dire essere mio discepolo? Hai coscienza di quale rischio e impegno comporti? Hai ben presente dove si arriva se prendi sul serio il venire dietro a me? 1) CHI NON ODIA... “Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo”. Luca ha forzato fino al paradosso quello che invece Matteo sfuma:“Chi ama il padre o la madre più di me, non è degno di me” (Mt 10,26). Non si tratta di odiare nessuno, ma di RELATIVIZZARE in un modo radicale ogni altra cosa rispetto alla Persona di Gesù preso come valore assoluto. Tutto - cose, amori, persino la vita - qualora vengano in contrasto con l’amore di Cristo, devono essere sacrificati. Solo un pazzo potrebbe esigere un tale distacco da tutto per attaccarsi a lui! San Paolo lo dice bene: “La parola della croce è stoltezza per gli uomini” (1Cor 1,18). Ma è proprio perché la prima stoltezza l’ha compiuta lui, Gesù - “Non c’è amore più grande di chi dà la vita per i propri amici” (Gv 15,13) - ora Egli esige una risposta totalitaria e radicale da noi. Il precetto positivo è: “Il Signore nostro Dio è l’unico Signore: amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza” (Mc 12,29). In Dio poi si potranno amare gli altri con legami diversi, superiori a quelli della carne, facendo un nuovo tipo di famiglia e comunione: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? Coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica” (Lc 8,21). La seconda lettura di oggi ci presenta un caso tipico di rapporti diversi tra padrone e schiavo una volta che sia subentrata la fede e l’amore di Cristo (Lettera a Filemone). Un segno di questa radicalità è il distacco dalle cose: “Chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo”. La ricchezza è idolatria, valore che prende il cuore in sostituzione di Dio. Per questo Gesù un giorno chiese a un buon giovane ebreo il salto di qualità da compiere per divenire suo autentico discepolo: “Una cosa ancora ti manca: vendi tutto quello che hai, distribuiscilo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli; poi vieni e seguimi” (Lc 18,22). Sicuramente la povertà, l’uso giusto e generoso dei beni, l’essenziale e il rigore nel gestire la propria esistenza, sono il termometro che misura la qualità di una vita cristiana! “Quanto è difficile, per coloro che possiedono ricchezze entrare nel regno di Dio. E’ più facile per un cammello passare per la cruna di un ago che per un ricco entrare nel regno di Dio!” (Lc 18,24-25). C’è di più: “Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo”. Simone di Cirene,“caricato della croce per portarla dietro a Gesù” (Lc 23,20), è l’immagine del vero discepolo. Questo significa che dobbiamo come Gesù essere pronti a tutto - fino a rimetterci la pelle - per realizzare il disegno di Dio; significa che la croce è un passaggio obbligato per la riuscita nella vita, come è avvenuto per Gesù; che le croci e le prove quotidiane sono il modo e la materia della nostra sincera sequela di Cristo. “A tutti poi diceva: Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà” (Lc 9,23-24). 2) FARE I PROPRI CALCOLI Di fronte a un’impresa così difficile ed esigente - così poco popolare -, è necessario pensarci bene e fare i propri calcoli prima di intraprenderne il cammino.“Chi di voi, volendo costruire una torre, non si sieda prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento?”. Non si può andare a spanne con Dio; fare il cristiano significa costruire di sé e del mondo una umanità nuova. Questo richiede programmazione, richiede disponibilità di risorse, strategie e perseveranza. E’ peggio smettere che non aver incominciato! Quale grave responsabilità hanno coloro che fanno apostasia della propria fede o vivono praticamente da atei avendo dimenticato il dono di Dio, lasciata a metà la costruzione della propria divinizzazione...! E ce ne sono sempre molti, plagiati e omologati all’indifferentismo del mondo..., quasi un bere un bicchier d’acqua! Ecco: fermarsi a fare un bilancio! E’ passata l’estate, si apre un anno nuovo di vita pastorale: che somme tiriamo di quel che è stato? Che preventivo facciamo per il domani? Con buona voglia? Con impegni ecclesiali precisi? Con il puntiglio di mettercela tutta..: “Chi non rinuncia a tutto...!”. Computerizziamo tutto per la vita del corpo che certamente deve morire - direbbe ancora sant’Agostino -, e non programmiamo niente per la vita dell’anima che certamente non deve morire..! Certo Gesù non fa complimenti, non corre dietro a nessuno! Un giorno che - per questi duri discorsi - si vide abbandonato dalla folla, ebbe a dire ai suoi apostoli: “Beh..., volete andarvene anche voi?”. Proprio quando Gesù parlava di rinuncia alle ricchezze, gli apostoli rimasero spaventati: “Ma chi allora si potrà salvare?”. E Gesù: “Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio” (Lc 18,26-27). Per questo oggi la Prima Lettura ci fa pregare: “Signore, chi mai può conoscere il tuo pensiero, se tu non gli concedi la sapienza e non gli invii il tuo Santo Spirito dall’alto? Donami, o Dio, la sapienza del cuore”. Don Bruno Maggioni ****** Stiamo certi che alla fine Dio non delude. Ancora Pietro, che aveva poi preso sul serio il Signore, ebbe a dire: “Noi abbiamo lasciato tutte le nostre cose e ti abbiamo seguito E Gesù gli rispose: In verità ti dico, non c’è nessuno che abbia lasciato casa o moglie o fratelli o genitori o figli per il regno di Dio, che non riceva molto di più nel tempo presente e la vita eterna nel tempo che verrà” (Lc 18,28-30). Veramente l’essere discepoli del Signore dà poi una padronanza nel guardare alla vita che fa invidia a molti! Provare per credere!ATTUALIZZAZIONI Mi comporto in tal modo [con gli schiavi ]: lungi dall'invogliarli alla fuga o alla rivolta, consiglio loro la pazienza e di rimanere là dove sono. Dico loro che con il tempo Dio darà ad essi il conforto e la libertà; che tanto più presto saranno consolati quanto più cercheranno Dio e la giustizia, e che tutto il resto sarà ad essi dato in sovrappiù; ma nello stesso tempo non nascondo ai miei amici francesi che questa schiavitù è un'ingiustizia, un'immoralità mostruosa, e che è loro dovere fare il possibile perché sia soppressa (... ). Da un lato, non ci è stato dato l'ufficio di governare, ma dall'altro abbiamo l'obbligo «di aiutare il prossimo come noi stessi», di «fare per gli altri ciò che vorremmo fosse fatto per noi», e conseguentemente di ricorrere a tutti i mezzi che si rendono necessari per confortare questi sventurati: quel che facciamo ad essi, lo facciamo a Gesù. Ciò che trascuriamo di fare ad essi, trascuriamo di farlo a Gesù (... ). D'altra parte, non abbiamo il diritto di essere cani muti e sentinelle prive di parola: ci corre l'obbligo di gridare, quando vediamo il male. B. Carlo De Foucauld ********* …Prima c’è l’annuncio dello scardinamento della famiglia per trovare il punto assoluto della vera aggregazione fra di noi, anche la famiglia orienta in quella unità di cuori di cui Egli fa il principio sovrano del suo messaggio, diversamente la storia sarà ripetitiva. Poi i due esempi portati nel Vangelo, sui quali, almeno sull’ultimo non giurerei sia di Gesù. Il primo si può anche accettare: “volendo costruire una torre uno si siede prima a calcolare (…)”. Il secondo esempio, quello dei re, probabilmente è condizionato dalla battaglia di Farsalo che avviene nel 48 a.C., dove avviene la famosa battaglia di Farsalo in cui Cesare sconfigge Pompeo. Lui aveva 22.000 uomini, l’altro ne aveva 47.000, Cesare aveva 1.000 cavalli, l’altro ne aveva 4.000. Probabilmente il riferimento è lì e lo accetto solo per quello che nella psiche popolare c’era ancora su questo fatto. Lasciamo sospeso l’ultimo riferimento, quello della torre è interessante perché qui torna un grosso problema: ci può essere un cristianesimo di massa? Molte persone dopo le mie prediche mi chiedono: ma è possibile questo al di là di qualche eletto? Io in questo momento non so rispondervi mi viene la voglia di pensare che quando Gesù si volta indietro e molta gente lo segue, mi pare che dica indirettamente: Badate che io qui non vado a fare una passeggiata, attenzione, se uno vuole essere mio discepolo deve comportarsi in questo modo: deve essere capace di ordinare più che di spezzare i legami familiari o la tradizione, deve avere la capacità di portare la croce senza metterla sulle spalle degli altri, non ci avete mai pensato? Nel mondo in cui siamo, o voi siete datori di lavoro o siete operai, questo è l’orrore che Gesù vorrebbe capovolgere. Capacità di fare dei calcoli e delle progettazioni, di mettersi a tavolino, di riflettere che cosa è il messaggio di Gesù, che cosa ti chiede, che cosa io debbo rinunciare e così via, allora voi vedete, hanno ragione coloro che dicono che una religione di massa non può essere. Io invece sostengo che può essere a condizione che uno abbia un minimo di cervello per capire il senso del messaggio evangelico. Capacità di rinunciare all’avere, tra l’avere ci metto anche la vita perché anche quella abbiamo ricevuto. Non si mangia per mangiare, purtroppo siamo tutti in questa tentazione, e molti vivono per vivere, o non sanno perché vivono, dunque allora anche la vita va messa nel conto dell’avere per potere svolgere fino in fondo il significato dell’essere. p. Aldo Bergamaschi
Riflessione della settimana a cura della nostra redazione
In evidenza:
SACERDOZIO COME ATTO D'AMORE
Lettera pastorale del Santo Padre Benedetto XVI ai cattolici d'Irlanda
Nessuna indulgenza, ma preghiamo per i carnefici di Bruno Forte arcivescovo di Chieti-Vasto
Rimanere o andarsene ?
RISORSE ON-LINE
Documenti utili
La Sacra Bibbia on-line
La Bibbia CEI 2008
Il nuovo Catechismo della Chiesa cattolica
Il Codice di Diritto Canonico
Clerus
Documenti del Concilio Vaticano II
Documenta Catholica Omnia
RIVISTE
Città Nuova
Rivista di vita spirituale
Presbyteri
Gen's
Testi gratuiti on-line e libri da leggere
Opera omnia di S.Teresa d'Avila
L'opera omnia di S.Agostino
L'opera omnia di S.Caterina da Siena
Dizionari Enciclopedie
Libri da leggere
Testi spirituali
Cathopedia
Progetti e Solidarietà
Missione Guatemala
Presentazione fotografica della missione
Da visitare
Luoghi cattolici
VIDEO E CANTI RELIGIOSI
CALENDARI
Canto e Prego
Video religiosi
Viedellospirito
Calendari
Notizie,informazioni,eventi del mondo cattolico vedi news